@captincroook: Middle school Alex 🧚‍♂️🥰🤪❤️

Alex Consani
Alex Consani
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Tuesday 26 May 2020 00:23:44 GMT
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captincroook
Alex Consani :
I’m sorry
2020-05-26 00:24:16
99
antonclla
antonella :
THE EYEBROWS NOOO
2020-05-26 01:34:48
45
larisa_ratiu
Larisa :
NO I REFUSE TO THINK THAT THATS YOU
2020-05-30 20:45:48
55
tripmop
maliq :
THATS A DIFFERENT PERSON RIGHT THERE
2020-05-26 02:21:31
10
tooschoolforcool69
Nick :
Oh cause I was wondering
2026-05-25 12:57:27
0
thedrowningofsinjin
andrea :
GIRL THAT IS NOT YOU
2020-05-26 23:20:27
3
thomasjpreston
thomas :
it’s the eyebrows for me😭😭😭
2020-05-26 00:33:54
4
userm69gzczgwj
z 🪽 :
omg
2020-05-26 00:30:24
7
misandristyeji
grimes’ child :
u look british in the first vid
2020-05-26 12:14:52
4
xoesm_
es :
You look soooooo different Ina good way :))
2020-05-26 21:07:14
1
starboy.1777
🔆 :
oh no
2020-06-22 10:37:39
1
sincerelythalia
nathalia :
@barbie ❤︎ how i get here
2026-03-07 19:34:30
1
timmotheeswifeforeva
Daddyanon✊🏿 :
😭😭
2020-05-26 00:28:55
0
laurenewolfff
Lauren ★ :
the cropped thrasher tees and the low rise american eagle jeans hit different
2020-05-26 05:38:10
56
myjewbaby
myjewbaby :
when did the growth spurt occur?
2020-05-26 00:34:42
13
kmaliii
mali :
So glad ur eyebrows glew up
2020-05-26 06:24:29
3
...annasmain
Anna :
oh god
2024-06-11 00:09:52
1
user322948383
user322948383 :
ⁱᵐ ˢᶜᵃʳʳᵉᵉᵈᵈ👑𝔂𝓮𝓪𝓲𝓱💫
2020-06-22 06:48:52
0
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Domenico Zamberletti nasce il 24 agosto 1936, nella famiglia dei gestori dell’albergo Camponovo, localizzato a pochi passi dal celebre santuario che domina il Sacro Monte di Varese. Pur cresciuto tra pentole e fornelli, gattonando tra i tavoli e familiarizzando con i clienti, è chiaro fin da subito che quello dell’albergatore non sarà il suo destino. All’attività di famiglia preferisce di gran lunga il vicino santuario, di cui già a sei anni diventa il chierichetto più affezionato e solerte e, a nove anni appena, addirittura organista titolare. Quello della musica è un dono naturale, di cui i genitori si accorgono sentendolo suonare “a orecchio” al pianoforte dell’albergo, e che hanno l’accortezza di coltivare senza trasformare lui in un bambino prodigio. Oltre ad accompagnare all’organo le messe solenni, destreggiandosi in deliziose “improvvisazioni” durante la consacrazione, Domenichino a neppur dodici anni si rivela anche compositore di una messa a una voce e di numerose pastorali natalizie. La scintilla scocca sui dieci anni: vincitore del Premio-Roma messo in palio nella gara catechistica diocesana, vedendo in piazza San Pietro tanti sacerdoti intenti alle confessioni dei ragazzi, si sente nascere dentro la voglia di essere prete, magari tra i Camilliani, certamente in veste di missionario. Intanto va a scuola dai Salesiani a Varese e lì si innamora di don Bosco. La sua spiritualità fa progressi: la preghiera diventa intensa e fervorosa, sempre più intenso il desiderio di far sempre la volontà di Dio, ancora più insistente la spinta ad accompagnare il cammino dei suoi amici verso Gesù, cioè, come si diceva allora, a far apostolato. Ha la stoffa del leader e riesce a far presa sui coetanei e particolarmente sui chierichetti, dei quali diventa cerimoniere attento e scrupoloso, aiutandoli ad entrare nel vero spirito della liturgia in cui lui, evidentemente, si trova già da tempo più a che a suo agio. Il “cocco della Madonna”, come lo chiamano in casa, ha una devozione tenerissima per la mamma di Gesù, alla quale indirizza volentieri i suoi piccoli amici: è forse anche per questo che il suo santuario, che è la “casa della Madonna”, gli è così familiare e vi si trova così bene. A gennaio 1949 si manifestano i sintomi di una strana malattia, caratterizzata da febbre alta, vomito e dolori articolari, che i medici per un anno non riescono a diagnosticare: soltanto nel successivo mese di dicembre, infatti, alla Columbus di Milano riescono ad individuare una rara forma leucemica, all’epoca inguaribile, malgrado ogni tentativo di cura, anche dolorosa, cui viene sottoposto e nonostante il suo prepotente desiderio di star bene «per diventare sacerdote». Le crisi della malattia sembrano inspiegabilmente acuirsi ogni venerdì, e in modo particolare il 7 aprile 1950, Venerdì Santo, tanto che qualcuno è portato a vedere in ciò una relazione con la passione di Gesù, alla quale comunque Domenichino è costantemente unito, tutto offrendo per la salvezza degli altri, anche l’inappagato desiderio di essere prete. Chiude per sempre i suoi occhi il 29 maggio 1950, annunciando con gioia che la Madonna gli sta venendo incontro: da meno di tre mesi era Beato Domenico Savio, al quale si sentiva legato non solo dal nome, ma anche dal desiderio di raggiungere in fretta la santità. La sua tomba si trova nel piccolo cimitero del Sacro Monte di Varese: su di essa vengono lasciati pupazzetti e giocattoli, quasi ex voto di chi si affida alle sue preghiere. Sorprende, malgrado il tempo trascorso, che ancora oggi sia così, perché i genitori non hanno perso l’abitudine di salire fin lassù a chiedere la guarigione o la conversione dei loro figli. Non si è mai bloccato il flusso di grazie attribuite alla sua intercessione, quasi a compimento della promessa pronunciata in punto di morte: «Quando avrete bisogno di qualche grazia chiedetela a me, ma chiamatemi, chiamatemi…». #maria #miracle #jesus #tik_tok #fyp
Domenico Zamberletti nasce il 24 agosto 1936, nella famiglia dei gestori dell’albergo Camponovo, localizzato a pochi passi dal celebre santuario che domina il Sacro Monte di Varese. Pur cresciuto tra pentole e fornelli, gattonando tra i tavoli e familiarizzando con i clienti, è chiaro fin da subito che quello dell’albergatore non sarà il suo destino. All’attività di famiglia preferisce di gran lunga il vicino santuario, di cui già a sei anni diventa il chierichetto più affezionato e solerte e, a nove anni appena, addirittura organista titolare. Quello della musica è un dono naturale, di cui i genitori si accorgono sentendolo suonare “a orecchio” al pianoforte dell’albergo, e che hanno l’accortezza di coltivare senza trasformare lui in un bambino prodigio. Oltre ad accompagnare all’organo le messe solenni, destreggiandosi in deliziose “improvvisazioni” durante la consacrazione, Domenichino a neppur dodici anni si rivela anche compositore di una messa a una voce e di numerose pastorali natalizie. La scintilla scocca sui dieci anni: vincitore del Premio-Roma messo in palio nella gara catechistica diocesana, vedendo in piazza San Pietro tanti sacerdoti intenti alle confessioni dei ragazzi, si sente nascere dentro la voglia di essere prete, magari tra i Camilliani, certamente in veste di missionario. Intanto va a scuola dai Salesiani a Varese e lì si innamora di don Bosco. La sua spiritualità fa progressi: la preghiera diventa intensa e fervorosa, sempre più intenso il desiderio di far sempre la volontà di Dio, ancora più insistente la spinta ad accompagnare il cammino dei suoi amici verso Gesù, cioè, come si diceva allora, a far apostolato. Ha la stoffa del leader e riesce a far presa sui coetanei e particolarmente sui chierichetti, dei quali diventa cerimoniere attento e scrupoloso, aiutandoli ad entrare nel vero spirito della liturgia in cui lui, evidentemente, si trova già da tempo più a che a suo agio. Il “cocco della Madonna”, come lo chiamano in casa, ha una devozione tenerissima per la mamma di Gesù, alla quale indirizza volentieri i suoi piccoli amici: è forse anche per questo che il suo santuario, che è la “casa della Madonna”, gli è così familiare e vi si trova così bene. A gennaio 1949 si manifestano i sintomi di una strana malattia, caratterizzata da febbre alta, vomito e dolori articolari, che i medici per un anno non riescono a diagnosticare: soltanto nel successivo mese di dicembre, infatti, alla Columbus di Milano riescono ad individuare una rara forma leucemica, all’epoca inguaribile, malgrado ogni tentativo di cura, anche dolorosa, cui viene sottoposto e nonostante il suo prepotente desiderio di star bene «per diventare sacerdote». Le crisi della malattia sembrano inspiegabilmente acuirsi ogni venerdì, e in modo particolare il 7 aprile 1950, Venerdì Santo, tanto che qualcuno è portato a vedere in ciò una relazione con la passione di Gesù, alla quale comunque Domenichino è costantemente unito, tutto offrendo per la salvezza degli altri, anche l’inappagato desiderio di essere prete. Chiude per sempre i suoi occhi il 29 maggio 1950, annunciando con gioia che la Madonna gli sta venendo incontro: da meno di tre mesi era Beato Domenico Savio, al quale si sentiva legato non solo dal nome, ma anche dal desiderio di raggiungere in fretta la santità. La sua tomba si trova nel piccolo cimitero del Sacro Monte di Varese: su di essa vengono lasciati pupazzetti e giocattoli, quasi ex voto di chi si affida alle sue preghiere. Sorprende, malgrado il tempo trascorso, che ancora oggi sia così, perché i genitori non hanno perso l’abitudine di salire fin lassù a chiedere la guarigione o la conversione dei loro figli. Non si è mai bloccato il flusso di grazie attribuite alla sua intercessione, quasi a compimento della promessa pronunciata in punto di morte: «Quando avrete bisogno di qualche grazia chiedetela a me, ma chiamatemi, chiamatemi…». #maria #miracle #jesus #tik_tok #fyp

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