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Thursday 15 February 2024 22:08:37 GMT
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aswathdamodaranofficial
Aswath Damodaran :
There are lots of ways to generate passive income today especially in the tech space, there are also small businesses you can invest in with high turnover
2024-04-23 08:28:08
0
vickyj225
Victoria :
He filed for bankruptcy when he was young and had millions in real estate debt when the bank called his notes in the late 80s
2024-02-16 03:26:22
6
valuetowhatend
towhaTEnD :
Dave said he had to claim bankruptcy. these people want to shame safety systems and take advantage themselves
2024-02-16 20:14:52
6
estizzle2288
user2792838826808 :
He became what he is today because he filed bankruptcy. …well, more so because he changed course after that and now is big enough to have haters and lovers. He talks about it on his show.
2024-06-04 03:21:18
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🏛 LA CITTÀ CHE NON NACQUE MAI. IL PIANO URBANO DI VANVITELLI PER CASERTA Nel cuore del XVIII secolo, mentre Luigi Vanvitelli tracciava le linee della Reggia di Caserta, un altro disegno prendeva forma: quello di una città nuova, ordinata, armoniosa. Un’idea ambiziosa, ispirata ai principi dell’Illuminismo, che avrebbe dovuto trasformare Caserta in una capitale razionale del Regno, degna dell’imponenza della Reggia. 📜 Fu la regina Maria Amalia di Sassonia, nel 1751, a formulare la richiesta: «...si faccia un disegno per la Città di Caserta e le strade, perché chi vi averà da fabricare, vi fabrichi con buona direzione, né più alto né più basso, ma tutto con ordine.» (Lettera di Vanvitelli al fratello Urbano, 22 maggio 1751) Non si trattava di un semplice “ornamento urbano”, ma di un vero piano regolatore ante litteram: una visione urbanistica moderna, integrata con la Reggia, per ospitare dignitosamente funzionari, soldati, artigiani e cortigiani. 🔶 Il disegno della città ideale Il progetto urbano di Vanvitelli prevedeva: 🔹 Una grande piazza ellittica, oggi nota come Piazza Carlo III, da cui si diramavano cinque assi stradali radiali.  🔹 Isolati regolari e spazi pubblici armonici, con abitazioni a corte per i funzionari.  🔹 Strade rettilinee, allineate con la facciata della Reggia e la prospettiva dei colli Tifatini.  🔹 Continuità visiva e funzionale tra il palazzo, i giardini, le caserme, le chiese e il borgo. Insomma, una Versailles italiana, più razionale di quella francese. ❌ Perché non si fece nulla? Nonostante la grandiosità del progetto, la città disegnata da Vanvitelli non fu mai costruita. Le ragioni furono molteplici: Motivi economici: le risorse furono assorbite      interamente dalla costruzione della Reggia e dell’Acquedotto Carolino. Rallentamenti politici: dopo la partenza di Carlo di      Borbone per Madrid nel 1759, il regno fu retto da un consiglio di reggenza      dominato dal ministro Bernardo Tanucci, ostile a Vanvitelli. Urbanizzazione spontanea: Caserta si sviluppò secondo      logiche locali, lasciando da parte il disegno razionale. Priorità funzionali: si pensò prima ai palazzi e      alle infrastrutture della corte, trascurando la parte civile. 📐 Un sogno urbano oggi riscoperto Oggi quel progetto mai nato rivive grazie a: 📚 documenti d’archivio come i manoscritti di Vanvitelli,  🖼 rilievi e disegni conservati presso la Reggia,  🖥 ricostruzioni digitali promosse da università e fondazioni culturali,  🎓 studi accademici che ne mettono in luce l’attualità. Il piano urbano di Vanvitelli resta una delle più straordinarie utopie architettoniche del Settecento italiano: un’opera non costruita, ma pensata. E le idee, si sa, a volte sono più durature della pietra.
🏛 LA CITTÀ CHE NON NACQUE MAI. IL PIANO URBANO DI VANVITELLI PER CASERTA Nel cuore del XVIII secolo, mentre Luigi Vanvitelli tracciava le linee della Reggia di Caserta, un altro disegno prendeva forma: quello di una città nuova, ordinata, armoniosa. Un’idea ambiziosa, ispirata ai principi dell’Illuminismo, che avrebbe dovuto trasformare Caserta in una capitale razionale del Regno, degna dell’imponenza della Reggia. 📜 Fu la regina Maria Amalia di Sassonia, nel 1751, a formulare la richiesta: «...si faccia un disegno per la Città di Caserta e le strade, perché chi vi averà da fabricare, vi fabrichi con buona direzione, né più alto né più basso, ma tutto con ordine.» (Lettera di Vanvitelli al fratello Urbano, 22 maggio 1751) Non si trattava di un semplice “ornamento urbano”, ma di un vero piano regolatore ante litteram: una visione urbanistica moderna, integrata con la Reggia, per ospitare dignitosamente funzionari, soldati, artigiani e cortigiani. 🔶 Il disegno della città ideale Il progetto urbano di Vanvitelli prevedeva: 🔹 Una grande piazza ellittica, oggi nota come Piazza Carlo III, da cui si diramavano cinque assi stradali radiali. 🔹 Isolati regolari e spazi pubblici armonici, con abitazioni a corte per i funzionari. 🔹 Strade rettilinee, allineate con la facciata della Reggia e la prospettiva dei colli Tifatini. 🔹 Continuità visiva e funzionale tra il palazzo, i giardini, le caserme, le chiese e il borgo. Insomma, una Versailles italiana, più razionale di quella francese. ❌ Perché non si fece nulla? Nonostante la grandiosità del progetto, la città disegnata da Vanvitelli non fu mai costruita. Le ragioni furono molteplici: Motivi economici: le risorse furono assorbite interamente dalla costruzione della Reggia e dell’Acquedotto Carolino. Rallentamenti politici: dopo la partenza di Carlo di Borbone per Madrid nel 1759, il regno fu retto da un consiglio di reggenza dominato dal ministro Bernardo Tanucci, ostile a Vanvitelli. Urbanizzazione spontanea: Caserta si sviluppò secondo logiche locali, lasciando da parte il disegno razionale. Priorità funzionali: si pensò prima ai palazzi e alle infrastrutture della corte, trascurando la parte civile. 📐 Un sogno urbano oggi riscoperto Oggi quel progetto mai nato rivive grazie a: 📚 documenti d’archivio come i manoscritti di Vanvitelli, 🖼 rilievi e disegni conservati presso la Reggia, 🖥 ricostruzioni digitali promosse da università e fondazioni culturali, 🎓 studi accademici che ne mettono in luce l’attualità. Il piano urbano di Vanvitelli resta una delle più straordinarie utopie architettoniche del Settecento italiano: un’opera non costruita, ma pensata. E le idee, si sa, a volte sono più durature della pietra.

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