@aseir79: #اول #ماشفتك_كم_لي_ما_شفتك_والساعه_تعقبها_ساعه فتك

☠︎شموخ رجل☠︎
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Thursday 23 May 2024 11:38:07 GMT
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Sposta lo zaino lasciato dal figlio in sala e ne esce un tirapugni. Dentro c’è anche un passamontagna. Sabato mattina, Milano. Quindici anni, bravo al liceo, calcio, casa in centro. «Mi pare impossibile che sia di mio figlio. Ma già parto male». La madre, dirigente d’azienda, si ferma sulla propria incredulità. Venerdì il ragazzo è stato con amici del quartiere. Non esce spessissimo. Tornando ha detto a lei e alla sorella che l’indomani sarebbe andato in manifestazione. Sabato, quando lui rientra, gli chiede a cosa servano quegli oggetti. Per difendersi, risponde: dove c’è tanta gente «è un attimo che ti accoltellano». Racconta degli appelli su TikTok: vestirsi di nero, mettere il passamontagna. Poi un muro di silenzio. Quel tirapugni è artigianale. Servono plastica dura, spugna, scotch resistente. Qualcuno ha dovuto procurarseli, mettersi a lavorare. È una preparazione che la parola «ragazzata» non spiega. Difendersi è la versione del figlio. È anche quella a cui per una madre sarebbe più facile credere. Ma un tirapugni può servire anche a danneggiare una vetrina. Che cosa aveva in mente? Quanto sa lei di quello che lui avrebbe fatto? I genitori gli parlano insieme e gli vietano di andare. «Se ti avessero trovato con queste cose addosso, saremmo in questura a parlarne e non a casa». Lui risponde: «E allora non avrò mai amici». Sa quanto desiderano che leghi con i coetanei. La madre trova naturale la curiosità, la voglia di andare contro, di stare dove c’è il casino. Ciò che fatica a immaginare è suo figlio che quel casino lo fa. 👉 L'articolo di Elisabetta Andreis prosegue sul sito del Corriere
Sposta lo zaino lasciato dal figlio in sala e ne esce un tirapugni. Dentro c’è anche un passamontagna. Sabato mattina, Milano. Quindici anni, bravo al liceo, calcio, casa in centro. «Mi pare impossibile che sia di mio figlio. Ma già parto male». La madre, dirigente d’azienda, si ferma sulla propria incredulità. Venerdì il ragazzo è stato con amici del quartiere. Non esce spessissimo. Tornando ha detto a lei e alla sorella che l’indomani sarebbe andato in manifestazione. Sabato, quando lui rientra, gli chiede a cosa servano quegli oggetti. Per difendersi, risponde: dove c’è tanta gente «è un attimo che ti accoltellano». Racconta degli appelli su TikTok: vestirsi di nero, mettere il passamontagna. Poi un muro di silenzio. Quel tirapugni è artigianale. Servono plastica dura, spugna, scotch resistente. Qualcuno ha dovuto procurarseli, mettersi a lavorare. È una preparazione che la parola «ragazzata» non spiega. Difendersi è la versione del figlio. È anche quella a cui per una madre sarebbe più facile credere. Ma un tirapugni può servire anche a danneggiare una vetrina. Che cosa aveva in mente? Quanto sa lei di quello che lui avrebbe fatto? I genitori gli parlano insieme e gli vietano di andare. «Se ti avessero trovato con queste cose addosso, saremmo in questura a parlarne e non a casa». Lui risponde: «E allora non avrò mai amici». Sa quanto desiderano che leghi con i coetanei. La madre trova naturale la curiosità, la voglia di andare contro, di stare dove c’è il casino. Ciò che fatica a immaginare è suo figlio che quel casino lo fa. 👉 L'articolo di Elisabetta Andreis prosegue sul sito del Corriere

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