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Chelsea Dewlen
Chelsea Dewlen
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Monday 09 June 2025 02:02:12 GMT
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Quando diciamo ‘non bisogna normalizzare’ cosa stiamo dicendo, esattamente? Vi invito a guardare questo video fino alla fine, prima di trarre conclusioni❤️ Ho sentito il bisogno di condividere alcuni pensieri su un tema che, negli ultimi giorni, ha generato tantissime discussioni. Più che parlare di una persona, volevo anche riflettere sul significato che attribuiamo alla parola “normalizzare”, sulla differenza tra preoccuparsi davvero e commentare pubblicamente il corpo di qualcuno e cosa produce. Esistere non significa né promuovere né normalizzare💡 Aggiungo: Leggo spesso questa obiezione: “I personaggi pubblici influenzano i più giovani.” Sono d’accordo in parte. Ma proprio perché l’influenza esiste, credo che dovremmo chiederci come gestirla. La risposta è davvero pretendere che ogni artista trasformi il proprio corpo in un messaggio educativo? Io non credo. Un artista viene seguito perché crea arte. Può emozionare, ispirare, far riflettere. Ma non credo che il suo corpo debba farsi carico della responsabilità educativa di un’intera società. Da quando il diritto di lavorare, esibirsi o semplicemente esistere nello spazio pubblico dipende dal giudizio degli altri sul proprio stato di salute? L’influenza dei personaggi pubblici esiste. Ma non possiamo pensare di governarla chiedendo agli artisti di diventare modelli sanitari o educatori. Possiamo governarla investendo in ciò che funziona davvero: educazione affettiva e relazionale; educazione alimentare; educazione ai media e ai social; pensiero critico. Perché i ragazzi cresceranno comunque vedendo corpi molto diversi tra loro. Il nostro compito non è pretendere che ogni persona renda conto pubblicamente del proprio corpo. È insegnare ai ragazzi che un corpo non è automaticamente un modello da imitare. E se proprio devo pretendere un esempio da qualcuno, lo pretendo da chi ha il potere di incidere concretamente sulla vita delle persone: da chi governa, da chi decide sulla sanità, sulla scuola, sul lavoro e sui diritti. Non da un artista. GRAZIE❤️!!! #arianagrande #ariana #petals
Quando diciamo ‘non bisogna normalizzare’ cosa stiamo dicendo, esattamente? Vi invito a guardare questo video fino alla fine, prima di trarre conclusioni❤️ Ho sentito il bisogno di condividere alcuni pensieri su un tema che, negli ultimi giorni, ha generato tantissime discussioni. Più che parlare di una persona, volevo anche riflettere sul significato che attribuiamo alla parola “normalizzare”, sulla differenza tra preoccuparsi davvero e commentare pubblicamente il corpo di qualcuno e cosa produce. Esistere non significa né promuovere né normalizzare💡 Aggiungo: Leggo spesso questa obiezione: “I personaggi pubblici influenzano i più giovani.” Sono d’accordo in parte. Ma proprio perché l’influenza esiste, credo che dovremmo chiederci come gestirla. La risposta è davvero pretendere che ogni artista trasformi il proprio corpo in un messaggio educativo? Io non credo. Un artista viene seguito perché crea arte. Può emozionare, ispirare, far riflettere. Ma non credo che il suo corpo debba farsi carico della responsabilità educativa di un’intera società. Da quando il diritto di lavorare, esibirsi o semplicemente esistere nello spazio pubblico dipende dal giudizio degli altri sul proprio stato di salute? L’influenza dei personaggi pubblici esiste. Ma non possiamo pensare di governarla chiedendo agli artisti di diventare modelli sanitari o educatori. Possiamo governarla investendo in ciò che funziona davvero: educazione affettiva e relazionale; educazione alimentare; educazione ai media e ai social; pensiero critico. Perché i ragazzi cresceranno comunque vedendo corpi molto diversi tra loro. Il nostro compito non è pretendere che ogni persona renda conto pubblicamente del proprio corpo. È insegnare ai ragazzi che un corpo non è automaticamente un modello da imitare. E se proprio devo pretendere un esempio da qualcuno, lo pretendo da chi ha il potere di incidere concretamente sulla vita delle persone: da chi governa, da chi decide sulla sanità, sulla scuola, sul lavoro e sui diritti. Non da un artista. GRAZIE❤️!!! #arianagrande #ariana #petals

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