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grandmalucia2
Lu :
Ok❤️❤️❤️Something special.
2025-12-23 03:12:14
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A pochi giorni dal 13 novembre 2026, sui social si torna a parlare di fine del mondo. A sostegno della presunta scadenza viene citata una ricerca pubblicata il 4 novembre 1960 su Science. Il documento è autentico, ma il modo in cui viene raccontato ne cambia il significato. Per capire questa storia bisogna tornare a un’epoca in cui la crescita della popolazione alimentava grandi preoccupazioni. Heinz von Foerster, Patricia M. Mora e Lawrence W. Amiot provarono a descriverla con un modello matematico, usando le stime disponibili sui duemila anni precedenti. Prolungando quell’andamento nei decenni successivi, la formula faceva tendere la popolazione all’infinito verso la fine del 2026. Da qui il titolo sul «giorno del giudizio». Gli autori usavano davvero immagini catastrofiche e volevano alimentare il dibattito sul controllo della crescita demografica. Il risultato, però, dipendeva da una condizione: che l’andamento osservato continuasse. Presentarlo come la dimostrazione di un’apocalisse imminente cancella proprio questa ipotesi. Nel frattempo la popolazione mondiale ha cambiato ritmo: aumenta ancora, ma più lentamente, soprattutto per il calo della fecondità. Oggi si discute anche di invecchiamento e di Paesi che perdono abitanti. Nelle proiezioni ONU del 2024, la crescita globale potrebbe invertirsi entro questo secolo. È un quadro diverso da quello suggerito dalla vecchia curva. È questo il passaggio che si perde quando un titolo scientifico diventa uno slogan. Anche una formula capace di descrivere i dati del passato va confrontata con quello che succede dopo: le sue ipotesi possono smettere di reggere. Citare uno studio vero non rende automaticamente vera la conclusione di un post. E in questa storia una condizione decisiva è sparita, mentre la data è rimasta. #attualità #13novembre #finedelmondo #factchecking #torcha
A pochi giorni dal 13 novembre 2026, sui social si torna a parlare di fine del mondo. A sostegno della presunta scadenza viene citata una ricerca pubblicata il 4 novembre 1960 su Science. Il documento è autentico, ma il modo in cui viene raccontato ne cambia il significato. Per capire questa storia bisogna tornare a un’epoca in cui la crescita della popolazione alimentava grandi preoccupazioni. Heinz von Foerster, Patricia M. Mora e Lawrence W. Amiot provarono a descriverla con un modello matematico, usando le stime disponibili sui duemila anni precedenti. Prolungando quell’andamento nei decenni successivi, la formula faceva tendere la popolazione all’infinito verso la fine del 2026. Da qui il titolo sul «giorno del giudizio». Gli autori usavano davvero immagini catastrofiche e volevano alimentare il dibattito sul controllo della crescita demografica. Il risultato, però, dipendeva da una condizione: che l’andamento osservato continuasse. Presentarlo come la dimostrazione di un’apocalisse imminente cancella proprio questa ipotesi. Nel frattempo la popolazione mondiale ha cambiato ritmo: aumenta ancora, ma più lentamente, soprattutto per il calo della fecondità. Oggi si discute anche di invecchiamento e di Paesi che perdono abitanti. Nelle proiezioni ONU del 2024, la crescita globale potrebbe invertirsi entro questo secolo. È un quadro diverso da quello suggerito dalla vecchia curva. È questo il passaggio che si perde quando un titolo scientifico diventa uno slogan. Anche una formula capace di descrivere i dati del passato va confrontata con quello che succede dopo: le sue ipotesi possono smettere di reggere. Citare uno studio vero non rende automaticamente vera la conclusione di un post. E in questa storia una condizione decisiva è sparita, mentre la data è rimasta. #attualità #13novembre #finedelmondo #factchecking #torcha

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