@y.ng030:

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boreyerkp
BVN⛱️ :
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2026-02-04 21:20:48
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2026-02-04 17:06:17
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2026-02-05 07:32:23
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pn.nongjog
Pn Nongjog :
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2026-02-10 05:15:57
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Cinque milioni di dischi venduti. E oggi nessuno si ricorda di loro. Si chiamavano The Rokes. Ed erano uno dei gruppi più importanti della musica beat italiana degli anni Sessanta. Con una particolarità. Di italiano non avevano praticamente nulla. Erano inglesi. Arrivarono in Italia all’inizio degli anni Sessanta. E a guidarli c’era un ragazzo con i capelli lunghi e un nome che oggi a molti non dice più niente. Shel Shapiro. Per qualche anno quel nome era invece ovunque. I Rokes diventarono uno dei simboli di una generazione. Erano gli anni del beat. Dei complessi. Dei 45 giri. E loro sembravano essere arrivati nel posto giusto al momento giusto. Cantavano in italiano. Ma molte delle loro canzoni arrivavano da molto lontano. Che colpa abbiamo noi era l’adattamento di una canzone di Bob Lind. È la pioggia che va anche. Oggi le chiameremmo semplicemente cover. Ma negli anni Sessanta funzionava diversamente. Si prendeva una canzone straniera. Spesso sconosciuta al pubblico italiano. Le si dava un nuovo testo. Un nuovo arrangiamento. E qualche volta una nuova vita. Così quelle canzoni diventavano per milioni di persone le canzoni dei Rokes. E funzionò. Eccome se funzionò. Arrivarono a vendere milioni di dischi. Ma a un certo punto successe qualcosa di curioso. Il viaggio si fece al contrario. Nel 1966 i Rokes incisero Piangi con me. Questa volta non era una cover americana. La musica portava anche la firma di Shel Shapiro. La canzone attraversò l’oceano. Diventò Let’s Live for Today. E negli Stati Uniti i Grass Roots la portarono fino ai primi posti della classifica americana. Per una volta non erano gli italiani a prendere una canzone dall’America. Era l’America a prendere una canzone dei Rokes. Poi come spesso accade la musica cambiò. Gli anni Sessanta finirono. Il beat cominciò a lasciare spazio a qualcosa di nuovo. E nel 1970 i Rokes si sciolsero. Shel Shapiro continuò a fare musica. A scrivere. Ad arrangiare. A produrre. Ma quel fenomeno che per pochi anni aveva venduto cinque milioni di dischi finì lentamente nei ricordi. E forse è questa la cosa più incredibile. Perché oggi basta pronunciare il nome The Rokes e molti non sanno più chi fossero. Poi però parte una canzone. E magari qualcuno si ricorda di averli già sentiti. Perché certe canzoni possono anche perdere un nome. Ma non sempre riescono a scomparire. #TheRokes #ShelShapiro #musicaitaliana #beatitaliano #anni60
Cinque milioni di dischi venduti. E oggi nessuno si ricorda di loro. Si chiamavano The Rokes. Ed erano uno dei gruppi più importanti della musica beat italiana degli anni Sessanta. Con una particolarità. Di italiano non avevano praticamente nulla. Erano inglesi. Arrivarono in Italia all’inizio degli anni Sessanta. E a guidarli c’era un ragazzo con i capelli lunghi e un nome che oggi a molti non dice più niente. Shel Shapiro. Per qualche anno quel nome era invece ovunque. I Rokes diventarono uno dei simboli di una generazione. Erano gli anni del beat. Dei complessi. Dei 45 giri. E loro sembravano essere arrivati nel posto giusto al momento giusto. Cantavano in italiano. Ma molte delle loro canzoni arrivavano da molto lontano. Che colpa abbiamo noi era l’adattamento di una canzone di Bob Lind. È la pioggia che va anche. Oggi le chiameremmo semplicemente cover. Ma negli anni Sessanta funzionava diversamente. Si prendeva una canzone straniera. Spesso sconosciuta al pubblico italiano. Le si dava un nuovo testo. Un nuovo arrangiamento. E qualche volta una nuova vita. Così quelle canzoni diventavano per milioni di persone le canzoni dei Rokes. E funzionò. Eccome se funzionò. Arrivarono a vendere milioni di dischi. Ma a un certo punto successe qualcosa di curioso. Il viaggio si fece al contrario. Nel 1966 i Rokes incisero Piangi con me. Questa volta non era una cover americana. La musica portava anche la firma di Shel Shapiro. La canzone attraversò l’oceano. Diventò Let’s Live for Today. E negli Stati Uniti i Grass Roots la portarono fino ai primi posti della classifica americana. Per una volta non erano gli italiani a prendere una canzone dall’America. Era l’America a prendere una canzone dei Rokes. Poi come spesso accade la musica cambiò. Gli anni Sessanta finirono. Il beat cominciò a lasciare spazio a qualcosa di nuovo. E nel 1970 i Rokes si sciolsero. Shel Shapiro continuò a fare musica. A scrivere. Ad arrangiare. A produrre. Ma quel fenomeno che per pochi anni aveva venduto cinque milioni di dischi finì lentamente nei ricordi. E forse è questa la cosa più incredibile. Perché oggi basta pronunciare il nome The Rokes e molti non sanno più chi fossero. Poi però parte una canzone. E magari qualcuno si ricorda di averli già sentiti. Perché certe canzoni possono anche perdere un nome. Ma non sempre riescono a scomparire. #TheRokes #ShelShapiro #musicaitaliana #beatitaliano #anni60

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