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Osaka Mayra
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Monday 09 February 2026 15:40:44 GMT
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forskinsteeler
*ForSkinSteeler* :
yall making me have anxiety
2026-02-09 18:44:03
6
sage4488
Sage :
that little man looks angry.
2026-02-13 10:37:11
0
russellgentry6
bill :
Is it Alex and Alice?!?
2026-02-12 11:55:30
0
ruthdale2
Ruth Dale :
Illegal
2026-02-15 20:19:19
0
joe39553
joe :
😂😂
2026-02-16 09:35:29
0
hazel.nutzs
Hazel Nutzs :
That hair is giving me anxiety. 😳
2026-02-12 18:59:03
1
circadj
DJ :
That hair cut is giving me anxiety.
2026-02-13 20:24:44
0
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L’eccidio dei fratelli Govoni (noto anche come parte dell’eccidio di Argelato) è una delle pagine più tragiche e controverse della fase finale della guerra civile italiana, avvenuta dopo la fine ufficiale delle ostilità in Italia (25 aprile 1945). Chi erano La famiglia Govoni era di antico ceppo contadino di Pieve di Cento (provincia di Bologna, al confine con Ferrara). I genitori erano Cesare Govoni e Caterina Gamberini. Avevano otto figli: sei maschi e due femmine. I sette uccisi furono: •  Dino (il primogenito, falegname, sposato, due figli) •  Emo •  Augusto •  Ida (20 anni, sposata da poco, madre di una bambina di due mesi) •  Marino •  Giuseppe •  Primo Solo due di loro (Dino e Marino) avevano risposto alla chiamata obbligatoria della Repubblica Sociale Italiana. Gli altri non risultavano impegnati politicamente. La sorella Maria, trasferitasi dopo il matrimonio, non fu trovata e si salvò.  Cosa accadde La notte tra il 10 e l’11 maggio 1945 (o nelle ore successive), elementi della brigata partigiana garibaldina “Paolo” (formazione comunista) prelevarono i sette fratelli a Pieve di Cento e dintorni. Ida fu sequestrata mentre stava allattando la figlia. Furono portati in una casa colonica vicino ad Argelato, dove vennero sottoposti per ore a torture (bastonate, calci, percosse). Solo uno morì per colpo d’arma da fuoco; gli altri furono massacrati e infine strangolati, in molti casi con filo del telefono. Insieme a loro furono uccise altre dieci persone prelevate a San Giorgio di Piano, portando il totale delle vittime di quella notte a 17. Tre giorni prima (8 maggio) lo stesso gruppo aveva già compiuto un’altra strage di 12 persone nella zona (primo eccidio di Argelato).  I corpi furono sepolti in fosse comuni. Furono ritrovati solo nel febbraio 1951 dai Carabinieri, dopo indagini rese difficili dal clima di omertà e paura. Contesto e conseguenze Si trattò di una vendetta post-bellica (spesso definita “resa dei conti”) in un’area dell’Emilia già segnata da violenze reciproche. Molte delle vittime non risultavano coinvolte in azioni di repressione fascista. Alcuni esecutori furono identificati e processati nel 1953 (condanne all’ergastolo), ma fuggirono in Cecoslovacchia e beneficiarono di amnistie successive. Oggi la vicenda è ricordata soprattutto dalla famiglia (in particolare da Cesare Govoni, figlio di Dino) e da commemorazioni locali, come simbolo delle violenze commesse anche da parte partigiana dopo la Liberazione. È spesso messa a confronto, per simmetria storica, con la strage dei fratelli Cervi.  #Fr#FratelliGovoni#EccidioGovoni
L’eccidio dei fratelli Govoni (noto anche come parte dell’eccidio di Argelato) è una delle pagine più tragiche e controverse della fase finale della guerra civile italiana, avvenuta dopo la fine ufficiale delle ostilità in Italia (25 aprile 1945). Chi erano La famiglia Govoni era di antico ceppo contadino di Pieve di Cento (provincia di Bologna, al confine con Ferrara). I genitori erano Cesare Govoni e Caterina Gamberini. Avevano otto figli: sei maschi e due femmine. I sette uccisi furono: • Dino (il primogenito, falegname, sposato, due figli) • Emo • Augusto • Ida (20 anni, sposata da poco, madre di una bambina di due mesi) • Marino • Giuseppe • Primo Solo due di loro (Dino e Marino) avevano risposto alla chiamata obbligatoria della Repubblica Sociale Italiana. Gli altri non risultavano impegnati politicamente. La sorella Maria, trasferitasi dopo il matrimonio, non fu trovata e si salvò. Cosa accadde La notte tra il 10 e l’11 maggio 1945 (o nelle ore successive), elementi della brigata partigiana garibaldina “Paolo” (formazione comunista) prelevarono i sette fratelli a Pieve di Cento e dintorni. Ida fu sequestrata mentre stava allattando la figlia. Furono portati in una casa colonica vicino ad Argelato, dove vennero sottoposti per ore a torture (bastonate, calci, percosse). Solo uno morì per colpo d’arma da fuoco; gli altri furono massacrati e infine strangolati, in molti casi con filo del telefono. Insieme a loro furono uccise altre dieci persone prelevate a San Giorgio di Piano, portando il totale delle vittime di quella notte a 17. Tre giorni prima (8 maggio) lo stesso gruppo aveva già compiuto un’altra strage di 12 persone nella zona (primo eccidio di Argelato). I corpi furono sepolti in fosse comuni. Furono ritrovati solo nel febbraio 1951 dai Carabinieri, dopo indagini rese difficili dal clima di omertà e paura. Contesto e conseguenze Si trattò di una vendetta post-bellica (spesso definita “resa dei conti”) in un’area dell’Emilia già segnata da violenze reciproche. Molte delle vittime non risultavano coinvolte in azioni di repressione fascista. Alcuni esecutori furono identificati e processati nel 1953 (condanne all’ergastolo), ma fuggirono in Cecoslovacchia e beneficiarono di amnistie successive. Oggi la vicenda è ricordata soprattutto dalla famiglia (in particolare da Cesare Govoni, figlio di Dino) e da commemorazioni locali, come simbolo delle violenze commesse anche da parte partigiana dopo la Liberazione. È spesso messa a confronto, per simmetria storica, con la strage dei fratelli Cervi. #Fr#FratelliGovoni#EccidioGovoni

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