@julipeyy: JAJAJJAJA me tenté #fyp #boluda

juli peyyrous
juli peyyrous
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Tuesday 07 April 2026 22:24:12 GMT
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Comments

kathe_se
KATHE :
A veces hay que decir "Ok mañana" y seguir literalmente
2026-04-08 01:53:08
4
juls_416
julii :
odio eso
2026-04-08 01:10:50
1
nadieentra.martinaaa
nadieentra.martinaaa :
que literal
2026-04-08 15:28:42
0
aantocabral_
antonia cabral :
me saludas juuuuuu
2026-04-08 21:07:18
0
delphyruizz
Delphy :
Nunca niegues lo q es innegable
2026-04-08 00:10:09
1
kathe_se
KATHE :
Juli porfavor likeame
2026-04-08 01:53:20
1
juls_416
julii :
es horrible cuando me pasa
2026-04-08 01:11:06
1
kathe_se
KATHE :
Sos una hermosa modelo de Av
2026-04-08 01:53:33
1
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C’è un missile puntato sul mondo piccino-picciò della musica italiana di oggi, e l’impatto potrebbe essere devastante. Felicemente, s’intende, devastante. Sono i Tamango, band originaria della provincia di Torino, in cui hanno la sede operativa e da cui prendono il nome, che cita uno dei cocktail simbolo della città. Dicevamo, devastante: devastante perché non c’entrano niente con ciò che c’è intorno e potrebbero creare un precedente.  Hanno cominciato a suonare insieme durante la pandemia, predicano “originalità a tutti i costi”, ma il loro è un progetto più che altro radicale: il nucleo del gruppo è formato da quattro elementi, tre musicisti e un manager, ma tirando le somme sono oltre quaranta (aiuto!). Perché i Tamango, più che un collettivo, sono una sorta di stile di vita, un’Isola delle Rose in cui tutto è indipendente e gestito internamente, dalla parte artistica alle foto, alle grafiche, alla comunicazione, perfino alla produzione dei concerti e alla vendita di relativi biglietti e bevande al bar. Una carovana. Di per sé è una rivoluzione, una scelta politica, in un’epoca in cui lo strapotere delle multinazionali discografiche e dell’industria dal vivo sembra non lasciare scampo loro predicano la gioia di non scendere a compromessi. Sorpresa: funzionano, tantissimo. Li avrete visti in questi giorni, con i video dei loro concerti che hanno fatto il giro dei social, scatenando il primo dei tanti cortocircuiti che li riguardano. Mettiamola così: i Tamango sono un gruppo del 2026, giocoforza non possono prescindere dalla rete (dove stanno diventando un piccolo culto) e si fanno strada con il passaparola online, ma il loro forte resta la dimensione live, fisica, quella su cui puntano tutto e che tanti altri sembrano aver dimenticato. Perfino il loro primo, vero album, T’amango, uscito a giugno, è più una cartolina che altro, un invito ad andarli a sentire live e una summa, soprattutto, dello spettacolo che portano dal vivo, già brevettato con successo nell’estate del 2025 e ora appena riportato al pubblico in versione riveduta, corretta e soprattutto ampliata. 🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼
C’è un missile puntato sul mondo piccino-picciò della musica italiana di oggi, e l’impatto potrebbe essere devastante. Felicemente, s’intende, devastante. Sono i Tamango, band originaria della provincia di Torino, in cui hanno la sede operativa e da cui prendono il nome, che cita uno dei cocktail simbolo della città. Dicevamo, devastante: devastante perché non c’entrano niente con ciò che c’è intorno e potrebbero creare un precedente.  Hanno cominciato a suonare insieme durante la pandemia, predicano “originalità a tutti i costi”, ma il loro è un progetto più che altro radicale: il nucleo del gruppo è formato da quattro elementi, tre musicisti e un manager, ma tirando le somme sono oltre quaranta (aiuto!). Perché i Tamango, più che un collettivo, sono una sorta di stile di vita, un’Isola delle Rose in cui tutto è indipendente e gestito internamente, dalla parte artistica alle foto, alle grafiche, alla comunicazione, perfino alla produzione dei concerti e alla vendita di relativi biglietti e bevande al bar. Una carovana. Di per sé è una rivoluzione, una scelta politica, in un’epoca in cui lo strapotere delle multinazionali discografiche e dell’industria dal vivo sembra non lasciare scampo loro predicano la gioia di non scendere a compromessi. Sorpresa: funzionano, tantissimo. Li avrete visti in questi giorni, con i video dei loro concerti che hanno fatto il giro dei social, scatenando il primo dei tanti cortocircuiti che li riguardano. Mettiamola così: i Tamango sono un gruppo del 2026, giocoforza non possono prescindere dalla rete (dove stanno diventando un piccolo culto) e si fanno strada con il passaparola online, ma il loro forte resta la dimensione live, fisica, quella su cui puntano tutto e che tanti altri sembrano aver dimenticato. Perfino il loro primo, vero album, T’amango, uscito a giugno, è più una cartolina che altro, un invito ad andarli a sentire live e una summa, soprattutto, dello spettacolo che portano dal vivo, già brevettato con successo nell’estate del 2025 e ora appena riportato al pubblico in versione riveduta, corretta e soprattutto ampliata. 🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼

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