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n4zhhx
.. :
yah ga bisa di posting ulang
2026-04-18 12:54:36
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bandit.kw8
{Bonditzz Plenger★~} :
https://vt.tiktok.com/ZSHwscEGk/
2026-04-19 03:10:37
0
gustiaja6262
Guzt¡ :
@The king
2026-04-19 05:00:32
0
suka_sama_nando
Unaa ✨ :
2026-04-18 06:51:19
0
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🇬🇳🇷🇺 Il 25 aprile, in Mali, il Fronte per la liberazione dell’Azawad (Fla), gruppo separatista legato alla minoranza tuareg, e i jihadisti di Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim), formazione affiliata ad al Qaeda, hanno lanciato una serie di attacchi coordinati contro diverse località del Paese. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe dell’offensiva più grave ed estesa registrata in Mali da oltre un decennio. Entrambi i gruppi combattono da anni contro il potere centrale di Bamako, ma solo di recente avrebbero stretto un’alleanza. Il Fla, che riunisce al suo interno diverse formazioni separatiste, è passato dall’essere un focolaio insurrezionale circoscritto alle aree rurali del Paese a una delle milizie più strutturate e meglio armate dell’Africa occidentale. Il Mali è oggi guidato da Assimi Goïta, militare salito al potere nel 2021 dopo un colpo di Stato. Una delle sue prime scelte strategiche è stata quella di avvicinarsi alla Russia, affidandosi al sostegno dell’Africa Corps ed espellendo dal Paese sia le forze francesi sia i caschi blu delle Nazioni Unite. I combattimenti hanno coinvolto le città di Sévaré, Gao e Kidal. Quest’ultima sarebbe caduta in mano dei ribelli. Secondo le informazioni disponibili, nella località, dopo intensi scontri, nella mattinata del 26 i mercenari russi si sarebbero ritirati in seguito a un accordo con i ribelli per abbandonare l’ex base Onu. L’Africa Corps avrebbe comunque reagito, colpendo i ribelli in altre località anche attraverso l’impiego di droni. Secondo quanto riportato da diversi canali Telegram, almeno un elicottero russo sarebbe stato distrutto. Al momento, tuttavia, non si conosce ancora il numero esatto di morti e feriti da entrambe le parti. Anche Kati, situata appena 20 chilometri dalla capitale Bamako, è stata gravemente colpita. In questa località, così come nella capitale, si sono registrati scontri significativi. A Kati si trovano il quartier generale dell’esercito e la residenza di Goïta. Secondo Le Monde, i miliziani «sono arrivati in moto e sui pick-up. Indossavano la stessa uniforme dei soldati e hanno iniziato a sparare».
🇬🇳🇷🇺 Il 25 aprile, in Mali, il Fronte per la liberazione dell’Azawad (Fla), gruppo separatista legato alla minoranza tuareg, e i jihadisti di Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (Jnim), formazione affiliata ad al Qaeda, hanno lanciato una serie di attacchi coordinati contro diverse località del Paese. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe dell’offensiva più grave ed estesa registrata in Mali da oltre un decennio. Entrambi i gruppi combattono da anni contro il potere centrale di Bamako, ma solo di recente avrebbero stretto un’alleanza. Il Fla, che riunisce al suo interno diverse formazioni separatiste, è passato dall’essere un focolaio insurrezionale circoscritto alle aree rurali del Paese a una delle milizie più strutturate e meglio armate dell’Africa occidentale. Il Mali è oggi guidato da Assimi Goïta, militare salito al potere nel 2021 dopo un colpo di Stato. Una delle sue prime scelte strategiche è stata quella di avvicinarsi alla Russia, affidandosi al sostegno dell’Africa Corps ed espellendo dal Paese sia le forze francesi sia i caschi blu delle Nazioni Unite. I combattimenti hanno coinvolto le città di Sévaré, Gao e Kidal. Quest’ultima sarebbe caduta in mano dei ribelli. Secondo le informazioni disponibili, nella località, dopo intensi scontri, nella mattinata del 26 i mercenari russi si sarebbero ritirati in seguito a un accordo con i ribelli per abbandonare l’ex base Onu. L’Africa Corps avrebbe comunque reagito, colpendo i ribelli in altre località anche attraverso l’impiego di droni. Secondo quanto riportato da diversi canali Telegram, almeno un elicottero russo sarebbe stato distrutto. Al momento, tuttavia, non si conosce ancora il numero esatto di morti e feriti da entrambe le parti. Anche Kati, situata appena 20 chilometri dalla capitale Bamako, è stata gravemente colpita. In questa località, così come nella capitale, si sono registrati scontri significativi. A Kati si trovano il quartier generale dell’esercito e la residenza di Goïta. Secondo Le Monde, i miliziani «sono arrivati in moto e sui pick-up. Indossavano la stessa uniforme dei soldati e hanno iniziato a sparare».

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