@economika___: In Italia il lavoro conta ancora molto, ma sempre meno persone sembrano disposte a metterlo al centro di tutto. Secondo il Randstad Workmonitor 2026, per i lavoratori italiani il work-life balance è la prima ragione per restare nella propria azienda: lo indica il 46% degli intervistati. A livello globale, invece, Randstad rileva che l’equilibrio tra vita e lavoro ha superato per la prima volta la retribuzione tra i fattori considerati più importanti dai lavoratori: 83% contro 82%. Il punto è che questa richiesta nasce anche da un malessere più ampio. Secondo ADP Research, il 64% dei lavoratori italiani dichiara livelli elevati di stress sul lavoro: una delle percentuali più alte in Europa. E secondo l’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano, solo il 9% dei lavoratori italiani afferma di stare bene nel proprio impiego considerando insieme benessere fisico, psicologico e relazionale. Non è solo una questione di “voler lavorare meno”. È una questione di sostenibilità del lavoro nel tempo. Anche perché, guardando ai dati Eurostat, nel 2024 gli occupati europei tra 20 e 64 anni hanno lavorato in media 36 ore a settimana, ma tra i lavoratori full-time italiani resta una differenza significativa tra uomini e donne: 39,8 ore settimanali per gli uomini e 36,9 per le donne. Un divario che si intreccia anche con il peso del lavoro di cura e con la diversa distribuzione del tempo fuori dal lavoro. Il work-life balance, quindi, non è più solo un benefit da inserire negli annunci di lavoro. Sta diventando uno dei criteri con cui le persone valutano se un lavoro è davvero sostenibile. E tu quanto pesi il work-life balance quando valuti un lavoro?

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Sunday 17 May 2026 17:50:10 GMT
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