@si.ren_45: EP.4 #หวังอี้หราน #จางจิ้นอี๋ #มินิซีรี่ย์จีนแนวตั้ง #มินิซีรีส์จีน #เทรนด์วันนี้

ขอบตาดำเพราะดูซีรี่ย์
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Sunday 31 May 2026 03:19:12 GMT
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Comments

warangkanachaikir
Warangkana 🇹🇭🇹🇭 :
ขอบคุณค่ะแอด🙏
2026-06-01 03:09:17
1
dadajung2021gmail
[email protected] :
ต่อๆๆ
2026-05-31 06:42:06
1
suna4677
นานา :
😳😳😳
2026-06-18 18:40:43
0
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“Gloria in excelsis Deo.” Ci sono melodie che non seguono le mode. Attraversano i secoli. Il canto gregoriano non è semplicemente “musica antica”: è il canto proprio della liturgia della Chiesa latina. È nato per una ragione precisa: mettere al centro il testo sacro, non l’esecutore; la preghiera, non lo spettacolo; Dio, non chi canta. Il Gloria gregoriano ne è uno degli esempi più straordinari. Non cerca effetti speciali, non rincorre i gusti del momento e non ha bisogno di strumenti per emozionare. La sua forza sta nella semplicità, nella profondità e nella capacità di far pregare un’intera assemblea con una sola voce. Per oltre un millennio queste melodie hanno accompagnato santi, monaci, fedeli, papi e generazioni di cristiani. Ancora oggi conservano una bellezza che il tempo non è riuscito a consumare. Il Concilio Vaticano II non ha mai chiesto di abbandonare il gregoriano. Al contrario, la costituzione Sacrosanctum Concilium afferma chiaramente che il canto gregoriano è il canto proprio della liturgia romana e, a parità di condizioni, deve occupare il posto principale nelle azioni liturgiche. Riscoprire il gregoriano non significa rifiutare ogni altro repertorio, ma restituire alla liturgia un patrimonio che appartiene a tutta la Chiesa. Significa riscoprire una musica che nasce dalla preghiera e conduce alla preghiera. Forse è arrivato il momento di smettere di considerarlo qualcosa di riservato ai monasteri o ai concerti. Il suo posto naturale è nella liturgia, dove continua a parlare con una forza che attraversa i secoli. Che questo Gloria possa ricordarci quanto è immenso il tesoro che abbiamo ricevuto e quanto sarebbe bello tornare a farlo risuonare nelle nostre chiese. “Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis.” ✝️🕊️ #CantoGregoriano #GregorianChant #Gloria #GloriaInExcelsisDeo #Liturgia
“Gloria in excelsis Deo.” Ci sono melodie che non seguono le mode. Attraversano i secoli. Il canto gregoriano non è semplicemente “musica antica”: è il canto proprio della liturgia della Chiesa latina. È nato per una ragione precisa: mettere al centro il testo sacro, non l’esecutore; la preghiera, non lo spettacolo; Dio, non chi canta. Il Gloria gregoriano ne è uno degli esempi più straordinari. Non cerca effetti speciali, non rincorre i gusti del momento e non ha bisogno di strumenti per emozionare. La sua forza sta nella semplicità, nella profondità e nella capacità di far pregare un’intera assemblea con una sola voce. Per oltre un millennio queste melodie hanno accompagnato santi, monaci, fedeli, papi e generazioni di cristiani. Ancora oggi conservano una bellezza che il tempo non è riuscito a consumare. Il Concilio Vaticano II non ha mai chiesto di abbandonare il gregoriano. Al contrario, la costituzione Sacrosanctum Concilium afferma chiaramente che il canto gregoriano è il canto proprio della liturgia romana e, a parità di condizioni, deve occupare il posto principale nelle azioni liturgiche. Riscoprire il gregoriano non significa rifiutare ogni altro repertorio, ma restituire alla liturgia un patrimonio che appartiene a tutta la Chiesa. Significa riscoprire una musica che nasce dalla preghiera e conduce alla preghiera. Forse è arrivato il momento di smettere di considerarlo qualcosa di riservato ai monasteri o ai concerti. Il suo posto naturale è nella liturgia, dove continua a parlare con una forza che attraversa i secoli. Che questo Gloria possa ricordarci quanto è immenso il tesoro che abbiamo ricevuto e quanto sarebbe bello tornare a farlo risuonare nelle nostre chiese. “Gloria in excelsis Deo, et in terra pax hominibus bonae voluntatis.” ✝️🕊️ #CantoGregoriano #GregorianChant #Gloria #GloriaInExcelsisDeo #Liturgia

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