@shinwashii: Şapka ve gözlük için @BEECHER

Shinwashii
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Saturday 13 June 2026 16:44:02 GMT
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nuem_r
〆 :
Kuzey mi şapkan mii😝
2026-06-13 18:01:23
13
elfyy_2310
elliflly🇬🇧 :
kuzeymi benmi
2026-06-13 17:09:40
5
esma_esmaaaaaaaaaaaaaa
Nazlıcan ☀️🦅 :
kuzeyi seviyor musun veya bizimi seviyorsun
2026-06-15 16:29:22
0
sevdaacom
𓆩✰𓆪𝗟𝟬𝗭İ𝗔* :
alt nerden baya güzelmis
2026-06-13 17:56:20
0
yagmurghost
🦋 ✧ 𝖄𝖆ğ𝖒𝖚𝖗 ✧ 🦋 :
ilk
2026-06-13 16:45:29
0
minaabdaar
Mina :
İlkkkk
2026-06-13 16:45:53
0
2438_w
🤍 :
İlk
2026-06-13 16:49:24
0
tubiixxe
tugba :
ust nerden ya
2026-06-13 16:52:22
1
eda.oztrk06
edge :
shopier açılmıyo…
2026-06-13 20:57:47
0
havin_zmnnn
Havin_zmn :
çok iyi ablaaa🥰🥰
2026-06-16 12:44:30
0
umut_kara7
Umut :
2026-06-13 16:46:53
0
beecher2go
BEECHER :
❤️
2026-06-13 16:45:51
2
delikz1049
delikızz🥰😝😘 :
🥰🥰🥰
2026-08-20 20:06:38
0
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MA IN CHE PAESE STIAMO VIVENDO? E per un attimo mi sono chiesta se avessi sbagliato secolo. Perché quando per tutelare la salute di un bambino entra in scena la parola “caccia”, qualcosa dovrebbe inquietarci. Tutti. Vaccinati e non vaccinati. Fermiamoci. Non per negare la medicina. Non per trasformare un social  in un laboratorio di microbiologia. Ma proprio per fare ciò che la scienza dovrebbe insegnarci prima di qualsiasi altra cosa: fare domande. Se esiste un sospetto di difterite, si facciano tutti gli accertamenti necessari. Se esiste un'infezione, la si documenti. Se esiste un rischio per la collettività, lo si quantifichi e lo si spieghi. Se esistono responsabilità, vengano accertate. Ma tra sospetto e certezza esiste uno spazio enorme. Si chiama PROVA. E in quello spazio non dovrebbero entrare né la propaganda né la paura. E allora io qualche domanda la faccio. Perché davanti a una tragedia che riguarda un bambino l'attenzione pubblica si sposta così rapidamente sugli elenchi dei bambini non vaccinati? Perché quando si parla di vaccinazioni la parola obbligo sembra spesso diventare più rumorosa della parola informazione? Perché un genitore dovrebbe essere considerato irresponsabile semplicemente perché chiede di conoscere nel dettaglio ciò che verrà somministrato a suo figlio? Io voglio sapere. Voglio conoscere benefici e rischi. Voglio conoscere le possibili reazioni avverse. Voglio sapere come funziona la farmacovigilanza e come viene segnalato un evento avverso. Voglio poter leggere e comprendere il foglio illustrativo. Voglio conoscere controindicazioni e precauzioni. Voglio sapere se le informazioni sul medicinale vengono aggiornate e sulla base di quali dati. E soprattutto voglio sapere che, prima della somministrazione, quel bambino sia stato guardato come individuo. Non come una casella. Quanto viene approfondita davvero la sua anamnesi? Quanto si indaga su allergie, reazioni, terapie, condizioni cliniche e storia personale? Quanto tempo viene dedicato a spiegare e quanto a compilare? Perché il consenso informato non dovrebbe essere una firma messa in fondo a un foglio. Dovrebbe essere comprensione. E queste non sono domande contro la scienza. È esattamente il contrario. La scienza vive di domande, verifiche, dati, correzioni e persino dubbi. Abbiamo attraversato gli anni del Covid e dovremmo aver imparato almeno questo: quando salute pubblica, comunicazione, politica e paura si intrecciano, la qualità dell'informazione diventa fondamentale. Per questo, davanti alla morte di un bambino, servono ancora più rigore e prudenza. Non meno. Ogni ipotesi va verificata. Ogni diagnosi va sostenuta dagli accertamenti appropriati. Ogni collegamento causale va dimostrato. Ogni misura sanitaria deve essere proporzionata al rischio che intende affrontare. Perché un bambino non vaccinato non è automaticamente un bambino malato. E soprattutto non è un colpevole. Non trasformiamo una tragedia in una guerra tra genitori. Non dividiamoci ancora una volta tra buoni e cattivi, responsabili e irresponsabili, illuminati e ignoranti. È una scorciatoia psicologica comodissima: quando abbiamo paura cerchiamo qualcuno sul quale scaricarla. Ma la paura non è una prova. E un registro non sostituisce una diagnosi. Se pretendete responsabilità dai genitori, è legittimo che i genitori pretendano altrettanta responsabilità dalle istituzioni sanitarie: trasparenza, informazione comprensibile, anamnesi accurata, farmacovigilanza e risposte documentate. Uno Stato  non dovrebbe temere le domande. Dovrebbe saper rispondere. Perché l'autorità che ha bisogno del silenzio non costruisce fiducia. La distrugge. Prima di cercare colpevoli, cerchiamo i fatti. Prima di alimentare sospetti, mostriamo le prove. Prima di pretendere fiducia, meritiamola attraverso la trasparenza. E soprattutto ricordiamoci una cosa: UN BAMBINO  È LA VITA. P.s: chi vi parla ha vaccinato con tutti i vaccini obbligatori i propri figli. Però non nego agli altri una scelta diversa. #Bambini #ConsensoInformato #Trasparenza #Salute #Riflessioni
MA IN CHE PAESE STIAMO VIVENDO? E per un attimo mi sono chiesta se avessi sbagliato secolo. Perché quando per tutelare la salute di un bambino entra in scena la parola “caccia”, qualcosa dovrebbe inquietarci. Tutti. Vaccinati e non vaccinati. Fermiamoci. Non per negare la medicina. Non per trasformare un social in un laboratorio di microbiologia. Ma proprio per fare ciò che la scienza dovrebbe insegnarci prima di qualsiasi altra cosa: fare domande. Se esiste un sospetto di difterite, si facciano tutti gli accertamenti necessari. Se esiste un'infezione, la si documenti. Se esiste un rischio per la collettività, lo si quantifichi e lo si spieghi. Se esistono responsabilità, vengano accertate. Ma tra sospetto e certezza esiste uno spazio enorme. Si chiama PROVA. E in quello spazio non dovrebbero entrare né la propaganda né la paura. E allora io qualche domanda la faccio. Perché davanti a una tragedia che riguarda un bambino l'attenzione pubblica si sposta così rapidamente sugli elenchi dei bambini non vaccinati? Perché quando si parla di vaccinazioni la parola obbligo sembra spesso diventare più rumorosa della parola informazione? Perché un genitore dovrebbe essere considerato irresponsabile semplicemente perché chiede di conoscere nel dettaglio ciò che verrà somministrato a suo figlio? Io voglio sapere. Voglio conoscere benefici e rischi. Voglio conoscere le possibili reazioni avverse. Voglio sapere come funziona la farmacovigilanza e come viene segnalato un evento avverso. Voglio poter leggere e comprendere il foglio illustrativo. Voglio conoscere controindicazioni e precauzioni. Voglio sapere se le informazioni sul medicinale vengono aggiornate e sulla base di quali dati. E soprattutto voglio sapere che, prima della somministrazione, quel bambino sia stato guardato come individuo. Non come una casella. Quanto viene approfondita davvero la sua anamnesi? Quanto si indaga su allergie, reazioni, terapie, condizioni cliniche e storia personale? Quanto tempo viene dedicato a spiegare e quanto a compilare? Perché il consenso informato non dovrebbe essere una firma messa in fondo a un foglio. Dovrebbe essere comprensione. E queste non sono domande contro la scienza. È esattamente il contrario. La scienza vive di domande, verifiche, dati, correzioni e persino dubbi. Abbiamo attraversato gli anni del Covid e dovremmo aver imparato almeno questo: quando salute pubblica, comunicazione, politica e paura si intrecciano, la qualità dell'informazione diventa fondamentale. Per questo, davanti alla morte di un bambino, servono ancora più rigore e prudenza. Non meno. Ogni ipotesi va verificata. Ogni diagnosi va sostenuta dagli accertamenti appropriati. Ogni collegamento causale va dimostrato. Ogni misura sanitaria deve essere proporzionata al rischio che intende affrontare. Perché un bambino non vaccinato non è automaticamente un bambino malato. E soprattutto non è un colpevole. Non trasformiamo una tragedia in una guerra tra genitori. Non dividiamoci ancora una volta tra buoni e cattivi, responsabili e irresponsabili, illuminati e ignoranti. È una scorciatoia psicologica comodissima: quando abbiamo paura cerchiamo qualcuno sul quale scaricarla. Ma la paura non è una prova. E un registro non sostituisce una diagnosi. Se pretendete responsabilità dai genitori, è legittimo che i genitori pretendano altrettanta responsabilità dalle istituzioni sanitarie: trasparenza, informazione comprensibile, anamnesi accurata, farmacovigilanza e risposte documentate. Uno Stato non dovrebbe temere le domande. Dovrebbe saper rispondere. Perché l'autorità che ha bisogno del silenzio non costruisce fiducia. La distrugge. Prima di cercare colpevoli, cerchiamo i fatti. Prima di alimentare sospetti, mostriamo le prove. Prima di pretendere fiducia, meritiamola attraverso la trasparenza. E soprattutto ricordiamoci una cosa: UN BAMBINO È LA VITA. P.s: chi vi parla ha vaccinato con tutti i vaccini obbligatori i propri figli. Però non nego agli altri una scelta diversa. #Bambini #ConsensoInformato #Trasparenza #Salute #Riflessioni

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