MIMMO :
Ho studiato fino a 24 anni, poi con entusiasmo ho iniziato a lavorare con attenzione e voglia di crescere.
Ma gli anni passano per tutti, e con il tempo cambiano l’energia, la motivazione e perfino la capacità mentale di affrontare ogni giorno lo stesso ritmo. Non c’è più lo stesso entusiasmo, non c’è più la stessa concentrazione, non c’è più quella spinta che avevamo da giovani, ed è normale. Il vero errore è pensare che una persona possa restare produttiva allo stesso modo fino a età sempre più avanzate. Tenere negli uffici, nelle fabbriche, nelle scuole o negli ospedali persone ormai stanche, demotivate e senza più voglia di lavorare non aiuta nessuno: diminuisce l’efficienza, rallenta tutto e alla lunga danneggia anche le aziende e i servizi stessi. Quindi lo Stato dovrebbe fare scelte concrete: permettere la pensione a 60 anni a chi ha iniziato a lavorare presto, ridurre le tasse sul lavoro per assumere giovani al posto di chi esce, creare pensioni flessibili senza penalizzazioni pesanti, incentivare il part-time negli ultimi anni di carriera e usare parte delle enormi spese pubbliche improduttive per finanziare il ricambio generazionale.
Le risorse potrebbero arrivare da diversi interventi: taglio degli sprechi nella pubblica amministrazione, riduzione dei bonus frammentati e poco efficaci, lotta più dura all’evasione fiscale, tassazione più equa delle grandi rendite finanziarie, revisione delle pensioni d’oro e dei privilegi accumulati negli anni, utilizzo più mirato dei fondi europei e recupero delle risorse oggi bruciate in enti inutili, consulenze e opere pubbliche mai completate.
2026-06-24 05:36:13