@looselyspeakingwithkylie: Replying to @Kerrrence very smooth! #undereyeconcealer #undereyecircles #tarteshapetape #concealer #tartecosmetics

Loosely Speaking with Kylie
Loosely Speaking with Kylie
Open In TikTok:
Region: US
Wednesday 01 July 2026 23:01:25 GMT
743
3
0
0

Music

Download

Comments

There are no more comments for this video.
To see more videos from user @looselyspeakingwithkylie, please go to the Tikwm homepage.

Other Videos

Ciao Salzbug.....  Sono ancora qui. Torno a salutarti come si fa con un vecchio amico che non ha mai tradito, che è rimasto immobile mentre io cambiavo, mentre il tempo mi attraversava senza chiedere permesso. Tu sei lì, in splendida forma, fiero e silenzioso, con le tue mura che hanno visto tutto e non hanno dimenticato niente. Io invece porto addosso gli anni, li sento nelle ossa, nei pensieri più lenti, negli sguardi che si fermano più a lungo sui ricordi che sul presente. Eppure, ogni volta che ti guardo, mi ritrovo. Perché sei stato il mio castello, il custode del mio primo amore, il luogo dove ho lasciato qualcosa che non tornerà più indietro: il mio primo bacio, condiviso con quella che allora chiamavo la mia regina. In quel gesto ingenuo e assoluto c’era già tutto: la promessa, il sogno, l’illusione di un tempo infinito. Dall’alto continui a dominare la città, come hai sempre fatto, indifferente ai secoli che scorrono. Hai visto passare generazioni, hai ascoltato passi leggeri e vite rumorose. E chissà, forse hai davvero sentito anche le note acerbe di quel ragazzo che sarebbe diventato un genio, quando ancora il mondo non sapeva chi fosse. Tu eri già lì, a osservare, a custodire. Per me questa città non è mai stata solo un luogo. È stata una nascita, una seconda occasione, forse persino una seconda anima. Quando arrivai ero giovane, leggero, pieno di quella determinazione che solo chi non ha ancora perso nulla può permettersi. Camminavo senza paura, con gli occhi spalancati e il cuore pronto a raccogliere ogni emozione. E quante me ne hai regalate. I profumi delle botteghe, quel suono leggero e familiare, il “plin plin” delle porte che si aprivano su mondi piccoli ma autentici. I vestiti che oggi chiamano folclore, ma che allora erano vita quotidiana, identità, appartenenza. Non c’era finzione, non c’era spettacolo: c’era verità. Ora tutto sembra diverso. Più lucido, più ordinato, ma anche più distante. Le vetrine si somigliano, le strade parlano tutte la stessa lingua, e ciò che una volta era unico si è diluito in qualcosa di replicabile. Lo chiamano progresso, dicono che sia inevitabile. Ma io, dentro, sento che qualcosa si è appiattito, che certi colori si sono spenti. Forse è anche l’età che mi rende più sensibile a queste perdite, o forse è proprio il contrario: è l’esperienza che mi permette di vedere ciò che prima davo per scontato. Perché oggi so riconoscere il valore di ciò che è stato. E nonostante tutto, non mi sento povero. Anzi. Mi sento profondamente fortunato. Perché ho visto, ho vissuto, ho respirato un tempo che non tornerà. E nessuno potrà portarmelo via. Il mio vissuto è mio, inciso dentro come le pietre che ti compongono. Tu resti lì, immobile e magnifico. Io continuo a passare. Ma tra noi esiste un legame che il tempo non ha spezzato. Ed è in questo silenzioso dialogo che trovo ancora, ogni volta, un frammento di me stesso.  B.B.C.
Ciao Salzbug..... Sono ancora qui. Torno a salutarti come si fa con un vecchio amico che non ha mai tradito, che è rimasto immobile mentre io cambiavo, mentre il tempo mi attraversava senza chiedere permesso. Tu sei lì, in splendida forma, fiero e silenzioso, con le tue mura che hanno visto tutto e non hanno dimenticato niente. Io invece porto addosso gli anni, li sento nelle ossa, nei pensieri più lenti, negli sguardi che si fermano più a lungo sui ricordi che sul presente. Eppure, ogni volta che ti guardo, mi ritrovo. Perché sei stato il mio castello, il custode del mio primo amore, il luogo dove ho lasciato qualcosa che non tornerà più indietro: il mio primo bacio, condiviso con quella che allora chiamavo la mia regina. In quel gesto ingenuo e assoluto c’era già tutto: la promessa, il sogno, l’illusione di un tempo infinito. Dall’alto continui a dominare la città, come hai sempre fatto, indifferente ai secoli che scorrono. Hai visto passare generazioni, hai ascoltato passi leggeri e vite rumorose. E chissà, forse hai davvero sentito anche le note acerbe di quel ragazzo che sarebbe diventato un genio, quando ancora il mondo non sapeva chi fosse. Tu eri già lì, a osservare, a custodire. Per me questa città non è mai stata solo un luogo. È stata una nascita, una seconda occasione, forse persino una seconda anima. Quando arrivai ero giovane, leggero, pieno di quella determinazione che solo chi non ha ancora perso nulla può permettersi. Camminavo senza paura, con gli occhi spalancati e il cuore pronto a raccogliere ogni emozione. E quante me ne hai regalate. I profumi delle botteghe, quel suono leggero e familiare, il “plin plin” delle porte che si aprivano su mondi piccoli ma autentici. I vestiti che oggi chiamano folclore, ma che allora erano vita quotidiana, identità, appartenenza. Non c’era finzione, non c’era spettacolo: c’era verità. Ora tutto sembra diverso. Più lucido, più ordinato, ma anche più distante. Le vetrine si somigliano, le strade parlano tutte la stessa lingua, e ciò che una volta era unico si è diluito in qualcosa di replicabile. Lo chiamano progresso, dicono che sia inevitabile. Ma io, dentro, sento che qualcosa si è appiattito, che certi colori si sono spenti. Forse è anche l’età che mi rende più sensibile a queste perdite, o forse è proprio il contrario: è l’esperienza che mi permette di vedere ciò che prima davo per scontato. Perché oggi so riconoscere il valore di ciò che è stato. E nonostante tutto, non mi sento povero. Anzi. Mi sento profondamente fortunato. Perché ho visto, ho vissuto, ho respirato un tempo che non tornerà. E nessuno potrà portarmelo via. Il mio vissuto è mio, inciso dentro come le pietre che ti compongono. Tu resti lì, immobile e magnifico. Io continuo a passare. Ma tra noi esiste un legame che il tempo non ha spezzato. Ed è in questo silenzioso dialogo che trovo ancora, ogni volta, un frammento di me stesso. B.B.C.

About