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vivianmilnsuarez
Bibi Cuba :
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2026-07-27 22:19:02
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Ieri sera, insieme a tante cittadine e tanti cittadini, ho partecipato alla fiaccolata verso la scuola Diaz, conclusione forte e simbolica del percorso di memoria con cui abbiamo ricordato i 25 anni dal G8 di Genova. Ci sono momenti della vita della città in cui una sindaca deve esserci. Come lunedì in piazza Alimonda, come ieri sera, davanti a una scuola simbolo che continua a parlare alla coscienza democratica della nostra città. Non sono mai riuscita a vedere “Diaz” il film: anche solo poche immagini mi hanno sempre messo un’angoscia profonda, perché la violenza gratuita, verso chi è inerme, è una delle sue forme più atroci. La violenza di quei giorni è stata definita la più grande sospensione dei diritti civili dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: lo è stata davvero. L’ordine pubblico dovrebbe avere lo scopo di contenere la violenza, non di alimentarla. Eppure, il modo in cui è stato gestito a Genova nei giorni del G8 è stato un pugno allo stomaco, mentre gli occhi del mondo erano puntati sulla città. Abbiamo il dovere di raccontare con chiarezza ciò che accadde e di riflettere sulla gestione dell’ordine pubblico di quei giorni. Una gestione capace di garantire sicurezza senza trasformarla in repressione, tutela i cittadini, chi manifesta pacificamente e le stesse Forze dell’ordine. Una democrazia non deve avere paura di riconoscere i propri errori e le proprie responsabilità. A Genova, purtroppo, tutto questo non avvenne. Ma chi ancora riduce il G8 solo agli scontri commette un grave errore. È stato un momento in cui tantissime persone, soprattutto giovani, portarono in piazza istanze che già allora erano urgenti e oggi sono emergenza. Quell’aspettativa dei giovani nei confronti della politica è stata completamente delusa. È da quei giorni che si è allargata sempre più una frattura tra il popolo e chi dovrebbe rappresentarlo. Nel 2001 Genova era al centro del dibattito politico internazionale. Da sindaca guardo con orgoglio al fatto che fosse stata scelta per ospitare il G8, perché era una città che rappresentava un’idea di progresso, di apertura, di pluralismo e di confronto politico. È a quella dimensione che dobbiamo tornare a guardare. #Genova #G8 #perte #neiperte
Ieri sera, insieme a tante cittadine e tanti cittadini, ho partecipato alla fiaccolata verso la scuola Diaz, conclusione forte e simbolica del percorso di memoria con cui abbiamo ricordato i 25 anni dal G8 di Genova. Ci sono momenti della vita della città in cui una sindaca deve esserci. Come lunedì in piazza Alimonda, come ieri sera, davanti a una scuola simbolo che continua a parlare alla coscienza democratica della nostra città. Non sono mai riuscita a vedere “Diaz” il film: anche solo poche immagini mi hanno sempre messo un’angoscia profonda, perché la violenza gratuita, verso chi è inerme, è una delle sue forme più atroci. La violenza di quei giorni è stata definita la più grande sospensione dei diritti civili dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: lo è stata davvero. L’ordine pubblico dovrebbe avere lo scopo di contenere la violenza, non di alimentarla. Eppure, il modo in cui è stato gestito a Genova nei giorni del G8 è stato un pugno allo stomaco, mentre gli occhi del mondo erano puntati sulla città. Abbiamo il dovere di raccontare con chiarezza ciò che accadde e di riflettere sulla gestione dell’ordine pubblico di quei giorni. Una gestione capace di garantire sicurezza senza trasformarla in repressione, tutela i cittadini, chi manifesta pacificamente e le stesse Forze dell’ordine. Una democrazia non deve avere paura di riconoscere i propri errori e le proprie responsabilità. A Genova, purtroppo, tutto questo non avvenne. Ma chi ancora riduce il G8 solo agli scontri commette un grave errore. È stato un momento in cui tantissime persone, soprattutto giovani, portarono in piazza istanze che già allora erano urgenti e oggi sono emergenza. Quell’aspettativa dei giovani nei confronti della politica è stata completamente delusa. È da quei giorni che si è allargata sempre più una frattura tra il popolo e chi dovrebbe rappresentarlo. Nel 2001 Genova era al centro del dibattito politico internazionale. Da sindaca guardo con orgoglio al fatto che fosse stata scelta per ospitare il G8, perché era una città che rappresentava un’idea di progresso, di apertura, di pluralismo e di confronto politico. È a quella dimensione che dobbiamo tornare a guardare. #Genova #G8 #perte #neiperte

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