@rize_xp:

𝕣𝕚𝕫𝕖🐻‍❄️
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juntiu0930
Sister Josiee✨❤️‍🔥🐻‍❄️ :
Sweet girl si sister oh
2026-08-10 19:27:44
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È il vero lost in translation degli ultimi anni, l’ufo intraducibile – o almeno, incomprensibile – per la gran parte delle persone appena più che ventenni. Per tutti gli altri, però, Anna è un mito. Ed è qui la sua forza: in un’epoca in cui la musica, spacchettata com’è nelle infinite bolle dello streaming, ha perso la sua funziona da campo largo, ma parla solo a nicchie più o meno grandi, la rapper spezzina – 23 anni, all’anagrafe Anna Pepe – ha trovato la sua tribù, un gruppo – per lo più ragazze (ma non solo) per lo più adolescenti (ma non solo) – per cui è una ragione di vita, in stile Ultimo. Di base, ha riempito un vuoto di mercato: dal 2016, ormai, il rap è il genere dominante, tuttavia gli mancava una voce e una prospettiva femminile, che potesse far immedesimare le milioni di ragazze che l’ascoltano ma che poi si trovano senza riferimenti. E però, messa giù così è un po’ ingenerosa: sarebbe una prestanome, una che ha occupato una casella e nient’altro, quando in realtà è un’artista vera che, partendo dal niente, ha sviluppato una sua idea, si è fatta strada, ha superato pregiudizi – che c’erano – e ha creato un modello. Perché l’hip hop, specie in Italia, è storicamente un gioco da maschi e che, da specchio della società, soffre pure di maschilismo; ecco, lei ci si è piantata dentro senza proclami femministi, stando ai codici del gioco – l’ostentazione, la goliardia, il racconto dei soldi e della bella vita, l’autostima tanto al chilo – ma aggiungendoci, appunto, gli occhi di ragazza, condensandoli bene (altra bell’intuizione) nella definizione di baddie, quella dai sogni grandi che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Ambiziosa e decisa, ma pure insicura, specie in amore. 🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼
È il vero lost in translation degli ultimi anni, l’ufo intraducibile – o almeno, incomprensibile – per la gran parte delle persone appena più che ventenni. Per tutti gli altri, però, Anna è un mito. Ed è qui la sua forza: in un’epoca in cui la musica, spacchettata com’è nelle infinite bolle dello streaming, ha perso la sua funziona da campo largo, ma parla solo a nicchie più o meno grandi, la rapper spezzina – 23 anni, all’anagrafe Anna Pepe – ha trovato la sua tribù, un gruppo – per lo più ragazze (ma non solo) per lo più adolescenti (ma non solo) – per cui è una ragione di vita, in stile Ultimo. Di base, ha riempito un vuoto di mercato: dal 2016, ormai, il rap è il genere dominante, tuttavia gli mancava una voce e una prospettiva femminile, che potesse far immedesimare le milioni di ragazze che l’ascoltano ma che poi si trovano senza riferimenti. E però, messa giù così è un po’ ingenerosa: sarebbe una prestanome, una che ha occupato una casella e nient’altro, quando in realtà è un’artista vera che, partendo dal niente, ha sviluppato una sua idea, si è fatta strada, ha superato pregiudizi – che c’erano – e ha creato un modello. Perché l’hip hop, specie in Italia, è storicamente un gioco da maschi e che, da specchio della società, soffre pure di maschilismo; ecco, lei ci si è piantata dentro senza proclami femministi, stando ai codici del gioco – l’ostentazione, la goliardia, il racconto dei soldi e della bella vita, l’autostima tanto al chilo – ma aggiungendoci, appunto, gli occhi di ragazza, condensandoli bene (altra bell’intuizione) nella definizione di baddie, quella dai sogni grandi che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Ambiziosa e decisa, ma pure insicura, specie in amore. 🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼

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