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Internet potrebbe collassare lunedì prossimo? Ho una videochiamata che non voglio fare.
 Nel 2024 ci siamo andati vicinissimi: mancavano poche settimane. E si è salvato tutto per mezzo secondo. Parto da una cosa che quasi nessuno sa. Internet, le banche, gli ospedali, i tre miliardi di telefoni Android, i cinquecento supercomputer più potenti del pianeta: tutto poggia su una montagna di piccoli programmi gratuiti. E molti di questi sono mantenuti, gratis, da singoli volontari, la sera e nei weekend. Uno di loro si chiama Lasse Collin. Per vent'anni ha curato da solo un minuscolo programma di compressione dentro Linux. Senza essere pagato. Immagina un grattacielo altissimo, e alla base un unico mattone tenuto in piedi da un uomo solo. Qualcuno quel mattone ha deciso di attaccarlo. Ma non con la forza. Con la pazienza. Nel 2022 comparve un collaboratore gentilissimo, un certo Jia Tan. Aiutava, correggeva errori, alleggeriva il lavoro di Lasse, che era ormai esausto. Per due anni e mezzo si guadagnò la sua fiducia, un messaggio dopo l'altro, finché Lasse gli affidò le chiavi del progetto. Fu allora che Jia colpì. Nascose una porta segreta dentro il codice. Una backdoor.E qui capisci la posta in gioco. Quel programmino, di dipendenza in dipendenza, era collegato al sistema che protegge l'accesso a quasi ogni server del mondo. Con la sua porta segreta, Jia avrebbe avuto la chiave universale: entrare in milioni di macchine, spiare, ricattare, spegnere interi paesi. La chiave del mondo, in una tasca sola. A salvarci non è stato un sistema di sicurezza. È stato un uomo curioso. Andres Freund, un ingegnere che lavorava a tutt'altro, notò che un accesso al suo computer impiegava mezzo secondo di troppo. Mezzo secondo. Chiunque altro avrebbe ignorato una sciocchezza simile. Lui no, non riuscì a smettere di pensarci. Scavò, e sotto quella minuscola lentezza trovò la porta segreta.E qui arriva la beffa più bella. Perché l'attacco impiegava mezzo secondo in più? Perché era così maniacale nel nascondersi, così pieno di trucchi per non farsi scoprire, che tutta quella perfezione lo rallentava. Se Jia Tan avesse fatto meno l'artista, sarebbe passato inosservato. Si è tradito con la sua stessa cura. Chi c'era dietro non si sa. Uno pseudonimo mai identificato, e un lavoro così paziente e costoso che quasi certamente non era un criminale comune, ma uno Stato. Sparì nel nulla il giorno stesso della scoperta. Quindi sì, può succedere ancora. Anzi, gli esperti temono che altre porte segrete siano già lì, non ancora trovate ad aspettare nell'oscurità il momento giusto per spegnere internet. Perché il punto debole non è il codice. Sono le persone. Un mondo intero è appeso alla fatica di pochi volontari che nessuno paga e nessuno ringrazia. La prossima volta che tutto funziona, ricordati di Lasse. E di Andres. Ti lascio con Seneca:
Internet potrebbe collassare lunedì prossimo? Ho una videochiamata che non voglio fare. Nel 2024 ci siamo andati vicinissimi: mancavano poche settimane. E si è salvato tutto per mezzo secondo. Parto da una cosa che quasi nessuno sa. Internet, le banche, gli ospedali, i tre miliardi di telefoni Android, i cinquecento supercomputer più potenti del pianeta: tutto poggia su una montagna di piccoli programmi gratuiti. E molti di questi sono mantenuti, gratis, da singoli volontari, la sera e nei weekend. Uno di loro si chiama Lasse Collin. Per vent'anni ha curato da solo un minuscolo programma di compressione dentro Linux. Senza essere pagato. Immagina un grattacielo altissimo, e alla base un unico mattone tenuto in piedi da un uomo solo. Qualcuno quel mattone ha deciso di attaccarlo. Ma non con la forza. Con la pazienza. Nel 2022 comparve un collaboratore gentilissimo, un certo Jia Tan. Aiutava, correggeva errori, alleggeriva il lavoro di Lasse, che era ormai esausto. Per due anni e mezzo si guadagnò la sua fiducia, un messaggio dopo l'altro, finché Lasse gli affidò le chiavi del progetto. Fu allora che Jia colpì. Nascose una porta segreta dentro il codice. Una backdoor.E qui capisci la posta in gioco. Quel programmino, di dipendenza in dipendenza, era collegato al sistema che protegge l'accesso a quasi ogni server del mondo. Con la sua porta segreta, Jia avrebbe avuto la chiave universale: entrare in milioni di macchine, spiare, ricattare, spegnere interi paesi. La chiave del mondo, in una tasca sola. A salvarci non è stato un sistema di sicurezza. È stato un uomo curioso. Andres Freund, un ingegnere che lavorava a tutt'altro, notò che un accesso al suo computer impiegava mezzo secondo di troppo. Mezzo secondo. Chiunque altro avrebbe ignorato una sciocchezza simile. Lui no, non riuscì a smettere di pensarci. Scavò, e sotto quella minuscola lentezza trovò la porta segreta.E qui arriva la beffa più bella. Perché l'attacco impiegava mezzo secondo in più? Perché era così maniacale nel nascondersi, così pieno di trucchi per non farsi scoprire, che tutta quella perfezione lo rallentava. Se Jia Tan avesse fatto meno l'artista, sarebbe passato inosservato. Si è tradito con la sua stessa cura. Chi c'era dietro non si sa. Uno pseudonimo mai identificato, e un lavoro così paziente e costoso che quasi certamente non era un criminale comune, ma uno Stato. Sparì nel nulla il giorno stesso della scoperta. Quindi sì, può succedere ancora. Anzi, gli esperti temono che altre porte segrete siano già lì, non ancora trovate ad aspettare nell'oscurità il momento giusto per spegnere internet. Perché il punto debole non è il codice. Sono le persone. Un mondo intero è appeso alla fatica di pochi volontari che nessuno paga e nessuno ringrazia. La prossima volta che tutto funziona, ricordati di Lasse. E di Andres. Ti lascio con Seneca: ""Gli uomini, mentre insegnano, imparano"". Iscriviti se vuoi altre risposte. Se sei già iscritto, dimmi nei commenti cosa ne pensi. Per le richieste video c’è Tipeee

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