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L’ardua impresa che si era dato, almeno stando alle ultime cronache dell’affaire dell’estate italiana, Valter Lavitola era questa: trasformare Sigfrido Ranucci, il volto di Report, nel nuovo messia del centrosinistra o, come si ama chiamarlo oggi, del “Campo largo”. Stando a quanto sta emergendo sulla faccenda, Lavitola aveva commissionato un questionario che aveva come scopo quello di indagare quanto il giornalista d’inchiesta fosse gradito agli elettori di sinistra o potenziali tali. E aveva sottoposto questo questionario, sulla base del quale doveva poi partire un sondaggio da diramare a tutti i media, all’attento ed esperto giudizio di due pesi massimi del giornalismo italiano progressista: l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e l’attuale vicedirettore de La Repubblica Stefano Cappellini. Il “mondo al contrario” verrebbe da dire, specie se si tiene presente il passato remoto, ma pure quello prossimo di Lavitola, ex faccendiere di Silvio Berlusconi (come ho avuto modo di scrivere qui). Ora Lavitola è stato arrestato e questa bizzarra collaborazione, sempre stando agli elementi che le redazioni stanno via via sciorinando, con i due pesi massimi dell’intellighenzia giornalistica italiana appare stonata. Ma a ben guardare, la faccenda Ranucci, con la bomba o senza, fa venire alla mente tutta una serie di fortunati esperimenti massmediatici di elezione di nuovi leader ed esponenti politici “di sinistra”.  🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼
L’ardua impresa che si era dato, almeno stando alle ultime cronache dell’affaire dell’estate italiana, Valter Lavitola era questa: trasformare Sigfrido Ranucci, il volto di Report, nel nuovo messia del centrosinistra o, come si ama chiamarlo oggi, del “Campo largo”. Stando a quanto sta emergendo sulla faccenda, Lavitola aveva commissionato un questionario che aveva come scopo quello di indagare quanto il giornalista d’inchiesta fosse gradito agli elettori di sinistra o potenziali tali. E aveva sottoposto questo questionario, sulla base del quale doveva poi partire un sondaggio da diramare a tutti i media, all’attento ed esperto giudizio di due pesi massimi del giornalismo italiano progressista: l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli e l’attuale vicedirettore de La Repubblica Stefano Cappellini. Il “mondo al contrario” verrebbe da dire, specie se si tiene presente il passato remoto, ma pure quello prossimo di Lavitola, ex faccendiere di Silvio Berlusconi (come ho avuto modo di scrivere qui). Ora Lavitola è stato arrestato e questa bizzarra collaborazione, sempre stando agli elementi che le redazioni stanno via via sciorinando, con i due pesi massimi dell’intellighenzia giornalistica italiana appare stonata. Ma a ben guardare, la faccenda Ranucci, con la bomba o senza, fa venire alla mente tutta una serie di fortunati esperimenti massmediatici di elezione di nuovi leader ed esponenti politici “di sinistra”. 🔗L’articolo continua nel 𝗟𝗶𝗻𝗸 𝗶𝗻 𝗕𝗶𝗼

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