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O sommo oracolo della concordia, secondo lei, perché è più bello costruire un vincolo con una persona, che stare da soli e non tenere conto di nessuno? Cosa ci spinge a farlo? Quali sono gli aspetti più profondi e di valore che vincono su quelli superficiali e sulle rinunce?
 Esiste uno studio che dura da oltre ottant'anni, condotto dall'Università di Harvard, che ha seguito centinaia di persone dalla giovinezza fino alla vecchiaia per capire cosa renda una vita buona. Hanno misurato reddito, carriera, colesterolo, abitudini. Il predittore più forte di salute e felicità in tarda età non è risultato il successo professionale, e nemmeno il denaro: è la qualità delle relazioni. E l'isolamento prolungato ha effetti misurabili sul corpo, dal sistema cardiovascolare a quello immunitario. Non è retorica sentimentale: è epidemiologia.
 Il perché sta nella nostra biologia. Siamo una specie che per la maggior parte della sua storia è sopravvissuta solo in gruppo. Il cervello che ci ritroviamo è tarato su questo: legge il legame come sicurezza e la sua assenza come allarme.
 Però tu chiedi qualcosa di più, cioè cosa vinca sulle rinunce. Il punto è che il vincolo non è il prezzo del legame: è la sua condizione. E’ come quando si scrive una poesia, dove la metrica non impoverisce il verso, lo rende possibile. Per inciso trovate su Amazon il mio libro di poesie cercando “Angelo Rizzo”. Una persona che ti ha visto cambiare negli anni custodisce una versione di te che tu non puoi vedere da dentro. È l'unico testimone della tua continuità. Preciso che nulla di tutto quello che ho detto significa che chi è solo stia sbagliando. La solitudine scelta è un'altra cosa dall'isolamento subito, ed è stata la condizione di lavoro di molte delle menti che ammiriamo nel corso della storia dell’umanità. Il punto non è avere qualcuno accanto a ogni costo: il punto è che, quando il legame è autentico, quello che chiami rinuncia dall'esterno, da dentro non si percepisce come tale. Ti lascio con Michel de Montaigne, che spiegando il suo rapporto di amicizia scrisse semplicemente:
O sommo oracolo della concordia, secondo lei, perché è più bello costruire un vincolo con una persona, che stare da soli e non tenere conto di nessuno? Cosa ci spinge a farlo? Quali sono gli aspetti più profondi e di valore che vincono su quelli superficiali e sulle rinunce? Esiste uno studio che dura da oltre ottant'anni, condotto dall'Università di Harvard, che ha seguito centinaia di persone dalla giovinezza fino alla vecchiaia per capire cosa renda una vita buona. Hanno misurato reddito, carriera, colesterolo, abitudini. Il predittore più forte di salute e felicità in tarda età non è risultato il successo professionale, e nemmeno il denaro: è la qualità delle relazioni. E l'isolamento prolungato ha effetti misurabili sul corpo, dal sistema cardiovascolare a quello immunitario. Non è retorica sentimentale: è epidemiologia. Il perché sta nella nostra biologia. Siamo una specie che per la maggior parte della sua storia è sopravvissuta solo in gruppo. Il cervello che ci ritroviamo è tarato su questo: legge il legame come sicurezza e la sua assenza come allarme. Però tu chiedi qualcosa di più, cioè cosa vinca sulle rinunce. Il punto è che il vincolo non è il prezzo del legame: è la sua condizione. E’ come quando si scrive una poesia, dove la metrica non impoverisce il verso, lo rende possibile. Per inciso trovate su Amazon il mio libro di poesie cercando “Angelo Rizzo”. Una persona che ti ha visto cambiare negli anni custodisce una versione di te che tu non puoi vedere da dentro. È l'unico testimone della tua continuità. Preciso che nulla di tutto quello che ho detto significa che chi è solo stia sbagliando. La solitudine scelta è un'altra cosa dall'isolamento subito, ed è stata la condizione di lavoro di molte delle menti che ammiriamo nel corso della storia dell’umanità. Il punto non è avere qualcuno accanto a ogni costo: il punto è che, quando il legame è autentico, quello che chiami rinuncia dall'esterno, da dentro non si percepisce come tale. Ti lascio con Michel de Montaigne, che spiegando il suo rapporto di amicizia scrisse semplicemente: ""Perché era lui, perché ero io"". Iscriviti per educare l’algoritmo. Per le richieste video c’è solo Tipeee

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