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Spesso guardiamo le tragedie al telegiornale, stringiamo il cuore per quelle famiglie che non ce l'hanno fatta e pensiamo che sia qualcosa di lontano. Ma la verità è che il confine tra il farcela e il crollare è sottilissimo, e io oggi sento il dovere di parlare perché in quella difficoltà ci sono dentro anch'io, ogni singolo giorno.Ho una famiglia, una figlia speciale che ha bisogno di un ambiente sereno e accessibile, un altro figlio che studia e che merita un futuro, e un lavoro che purtroppo non basta mai a coprire affitti diventati ormai insostenibili. Viviamo in un posto isolato, sentendoci prigionieri di una situazione che da anni cerchiamo di cambiare, trovando solo porte chiuse.Quando ti trovi in queste condizioni, la cosa più dolorosa è il silenzio. Bussi alle agenzie immobiliari e i prezzi sono inavvicinabili. Cerchi un dialogo in famiglia e la tensione cancella la serenità. Cerchi risposte e trovi solo burocrazia o indifferenza. Nessuno risponde, e ti senti invisibile.Io non voglio giudicare nessuno e non voglio mollare. Ma lo Stato, le istituzioni, le comunità locali non possono accorgersi di noi solo quando è troppo tardi. C'è bisogno di risposte prima. C'è bisogno di case accessibili, di supporti reali per la disabilità, di dignità per chi lavora e non riesce comunque a dare un tetto sicuro ai propri figli.Scrivo questo non per commiserazione, ma per gridare che noi ci siamo, che Lucia e Andrea hanno diritto a un cammino sereno, e che nessuna famiglia dovrebbe mai essere lasciata a bussare nel vuoto.
2026-09-02 21:18:19