@01_linda0: ديما نا وياك خاطري ✨#909_linda #ليبيا #libya🇱🇾 #اغاني_ليبية #عصام_طويل

909_linda
909_linda
Open In TikTok:
Region: LY
Sunday 06 September 2026 18:09:15 GMT
10269
903
6
116

Music

Download

Comments

mo.at.az7
معتز الصقر :
2026-09-06 18:16:54
1
user2791443957261
فيصل العبيدي :
❤️❤️❤️
2026-09-06 19:35:25
0
ha_____27000
خالد ابو علواني 🇱🇾 :
🥰🥰🥰
2026-09-06 19:12:18
0
user6584510750657
أحمد❤️ :
🥰🥰🥰
2026-09-06 18:14:50
1
user5530931160997
غهدخالد😘 :
🥰🥰🥰
2026-09-06 20:27:14
0
To see more videos from user @01_linda0, please go to the Tikwm homepage.

Other Videos

A quattordici anni Sonia decise di provare l’eroina. A cinquanta sa che cosa la droga le ha fatto. Cosa continuerà a farle. «L’unica cosa che mi farà smettere sarà la morte. Sono stata anche mesi in ospedale: esco e vado a rifarmi». In mezzo ci sono quasi quarant’anni di dipendenza, un pezzo di storia della droga a Milano, da Quarto Oggiaro a Rogoredo. Oggi Sonia sta leggendo «Nel bosco di Rogoredo», il libro di Simone Feder uscito da pochi giorni (Zolfo Editore). Il bosco raccontato da chi ogni settimana entra per aiutare, visto questa volta da chi sta dall’altra parte. Sonia, qual è la cosa più sbagliata che si pensa dall’esterno sulla dipendenza? «Che siamo sempre fatti. La droga è una trappola a tempo pieno. Passi la giornata a procurarti i soldi, cercare la roba, aspettare chi te la deve portare, comprarla. Ti fai e cominci a pensare alla prossima. Più che cercare lo sballo, a un certo punto cerchi di non stare male, devi restare lucido». Comprende le conseguenze di non smettere? «Capisco benissimo. So che cosa mi sto facendo. Quarant’anni di sostanze mi hanno portato all’invalidità al 99 per cento, con disturbi che farebbe schifo anche a me elencare. Ma non riesco a smettere. E allora continuo». Da quanto? «Da quando avevo 14 anni». Ricorda la prima volta? «Tutto. Ero a Quarto Oggiaro. Volevo bucarmi e ho avvicinato un ragazzo che vedevo in giro. Gli ho chiesto se mi aiutava. Siamo andati al Fleming, ho comprato l’eroina e lui mi ha fatto il primo buco. Si chiamava Marco. Poi è morto». 👉 L'intervista di Gianni Santucci prosegue sul sito del Corriere #sonia #rogoredo #bosco #corrieredellasera #intervista
A quattordici anni Sonia decise di provare l’eroina. A cinquanta sa che cosa la droga le ha fatto. Cosa continuerà a farle. «L’unica cosa che mi farà smettere sarà la morte. Sono stata anche mesi in ospedale: esco e vado a rifarmi». In mezzo ci sono quasi quarant’anni di dipendenza, un pezzo di storia della droga a Milano, da Quarto Oggiaro a Rogoredo. Oggi Sonia sta leggendo «Nel bosco di Rogoredo», il libro di Simone Feder uscito da pochi giorni (Zolfo Editore). Il bosco raccontato da chi ogni settimana entra per aiutare, visto questa volta da chi sta dall’altra parte. Sonia, qual è la cosa più sbagliata che si pensa dall’esterno sulla dipendenza? «Che siamo sempre fatti. La droga è una trappola a tempo pieno. Passi la giornata a procurarti i soldi, cercare la roba, aspettare chi te la deve portare, comprarla. Ti fai e cominci a pensare alla prossima. Più che cercare lo sballo, a un certo punto cerchi di non stare male, devi restare lucido». Comprende le conseguenze di non smettere? «Capisco benissimo. So che cosa mi sto facendo. Quarant’anni di sostanze mi hanno portato all’invalidità al 99 per cento, con disturbi che farebbe schifo anche a me elencare. Ma non riesco a smettere. E allora continuo». Da quanto? «Da quando avevo 14 anni». Ricorda la prima volta? «Tutto. Ero a Quarto Oggiaro. Volevo bucarmi e ho avvicinato un ragazzo che vedevo in giro. Gli ho chiesto se mi aiutava. Siamo andati al Fleming, ho comprato l’eroina e lui mi ha fatto il primo buco. Si chiamava Marco. Poi è morto». 👉 L'intervista di Gianni Santucci prosegue sul sito del Corriere #sonia #rogoredo #bosco #corrieredellasera #intervista

About