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In casa eravamo in sei, in due stanze. Pavimento freddo, cucina con la stufa a legna che non si spegneva mai, da novembre a marzo. Non avevamo molto. Avevamo un tavolo. Mio padre faceva il turno in fabbrica a Ferrara e tornava il sabato con la borsa di tela. Dentro c'era sempre la stessa cosa: un chilo di pane, un pezzo di mortadella, e se era andata bene, un cartoccio di biscotti secchi del forno. Quello era il momento della settimana. Mia madre tagliava la mortadella sottile, così sottile che si vedeva la luce. Una fetta a testa. A noi bambini sembrava enorme. I biscotti invece li contava: uno a testa, il domenica mattina, inzuppati nel latte annacquato. Non ricordo di aver mai chiesto di più. Una sera di ottobre pioveva forte, di quelle piogge che a Comacchio allagavano tutto. La luce era saltata. Mio padre aveva messo la radio a batteria sul tavolo, bassa, e si sentiva Volare di Modugno gracchiare tra le scariche. Non potevamo fare niente, quindi siamo rimasti lì. Mia madre ha preso una coperta, una sola, e ce la siamo messa sulle spalle tutti e quattro, stretti sulla panca vicino alla stufa. Mio padre ha aperto la dispensa, ha trovato tre castagne rimaste, le ha messe a bruciacchiare sulla stufa. Ce le siamo divise. Erano amare, un po' bruciate. E ridevamo. Non so neanche di cosa. Mi ricordo solo il caldo della stufa sulle ginocchia, l'odore di caldarroste sbagliate, la voce di Modugno che andava e veniva, e la sensazione precisa che non ci mancasse niente. Proprio niente. Avevamo poco. Ma quel poco era tutto nello stesso posto, nello stesso momento. E quindi ci bastava.
In casa eravamo in sei, in due stanze. Pavimento freddo, cucina con la stufa a legna che non si spegneva mai, da novembre a marzo. Non avevamo molto. Avevamo un tavolo. Mio padre faceva il turno in fabbrica a Ferrara e tornava il sabato con la borsa di tela. Dentro c'era sempre la stessa cosa: un chilo di pane, un pezzo di mortadella, e se era andata bene, un cartoccio di biscotti secchi del forno. Quello era il momento della settimana. Mia madre tagliava la mortadella sottile, così sottile che si vedeva la luce. Una fetta a testa. A noi bambini sembrava enorme. I biscotti invece li contava: uno a testa, il domenica mattina, inzuppati nel latte annacquato. Non ricordo di aver mai chiesto di più. Una sera di ottobre pioveva forte, di quelle piogge che a Comacchio allagavano tutto. La luce era saltata. Mio padre aveva messo la radio a batteria sul tavolo, bassa, e si sentiva Volare di Modugno gracchiare tra le scariche. Non potevamo fare niente, quindi siamo rimasti lì. Mia madre ha preso una coperta, una sola, e ce la siamo messa sulle spalle tutti e quattro, stretti sulla panca vicino alla stufa. Mio padre ha aperto la dispensa, ha trovato tre castagne rimaste, le ha messe a bruciacchiare sulla stufa. Ce le siamo divise. Erano amare, un po' bruciate. E ridevamo. Non so neanche di cosa. Mi ricordo solo il caldo della stufa sulle ginocchia, l'odore di caldarroste sbagliate, la voce di Modugno che andava e veniva, e la sensazione precisa che non ci mancasse niente. Proprio niente. Avevamo poco. Ma quel poco era tutto nello stesso posto, nello stesso momento. E quindi ci bastava.

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