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TESORI SCULTOREI DIMENTICATI Dal seppellimento nel Teatro di Ercolano all’oblio nella Reggia di Portici Una visita alla Reggia di Portici è sempre un’esperienza sorprendente, capace di svelare tesori spesso ignorati. Accedendo dall’ingresso a monte, si giunge in breve a un piccolo cortile che conduce all’Orto Botanico. Qui, lungo le mura, si aprono sei nicchie: ciascuna custodisce una statua Sono opere cariche di storia e dignità, nonostante il tempo e l’incuria le abbiano rese sporche e trascurate. Queste statue provengono dal Teatro di Ercolano, dove furono sepolte sotto colate di fango durante l’eruzione del 79 d.C. Riportate alla luce nel XVIII secolo tramite cunicoli sotterranei, furono “riscoperte” da Virgilio Catalano, studiate da Mario Pagano e successivamente, inspiegabilmente, dimenticate Le statue raffigurano muse come Clio e Urania, eroi mitologici come Perseo, Teseo e Diomede, e una figura togata di incerta identificazione, forse un benefattore della città antica La presenza di Clio e Urania suggerisce che in origine il teatro ospitasse tutte e nove le Muse, anche se delle altre sette si è persa ogni traccia. Le tre sculture eroiche, repliche di originali greci, oscillano stilisticamente tra Fidia e Prassitele: raccontano le gesta leggendarie di eroi fondatori di città e civiltà, simili a Ercole, mitico fondatore della stessa Ercolano Ma perché queste statue sono rimaste qui, anziché essere destinate a musei o ad altri palazzi reali, come molte altre opere della Reggia o del Museo Ercolanense? Forse a causa della loro ritenuta “scarsa qualità estetica”, aggravata da restauri maldestri. Eppure, osservandole da vicino, si rivelano ricche di dettagli e fascino Un invito alla riscoperta: guardiamole con occhi nuovi. Dall’alloro sul capo di Clio ai riccioli scolpiti di Teseo, dalle espressioni solenni alle pose classiche, ogni statua conserva tratti di sorprendente bellezza. Non mancano curiosità, come le celebri “foglie di fico” apposte a copertura dei genitali degli eroi, frutto di un eccesso di zelo da parte di restauratori borbonici Ecco, in sintesi, i soggetti rappresentati: Il Togato: figura maschile non identificata con certezza. Mario Pagano ipotizza possa trattarsi di Lucio Annio, cittadino eminente di Ercolano. Perseo: eroe che sconfisse Medusa grazie a uno scudo lucente usato come specchio. Diomede: compagno di Ulisse, tra i più valorosi guerrieri achei. Teseo: celebre per l’impresa del Minotauro; oggi “censurato” da un restauro con foglia di fico. Clio: musa della storia, spesso raffigurata con tavoletta o pergamena, custode della memoria delle civiltà. Urania: musa dell’astronomia, un tempo con un globo terracqueo nella mano sinistra Conclusione Quale che sia stata la loro storia, queste statue non meritano l’oblio né lo stato di trascuratezza in cui versano. Sono testimonianze preziose dell’antica Ercolano e della passione settecentesca per l’archeologia. Valorizzarle è un dovere culturale e civile
TESORI SCULTOREI DIMENTICATI Dal seppellimento nel Teatro di Ercolano all’oblio nella Reggia di Portici Una visita alla Reggia di Portici è sempre un’esperienza sorprendente, capace di svelare tesori spesso ignorati. Accedendo dall’ingresso a monte, si giunge in breve a un piccolo cortile che conduce all’Orto Botanico. Qui, lungo le mura, si aprono sei nicchie: ciascuna custodisce una statua Sono opere cariche di storia e dignità, nonostante il tempo e l’incuria le abbiano rese sporche e trascurate. Queste statue provengono dal Teatro di Ercolano, dove furono sepolte sotto colate di fango durante l’eruzione del 79 d.C. Riportate alla luce nel XVIII secolo tramite cunicoli sotterranei, furono “riscoperte” da Virgilio Catalano, studiate da Mario Pagano e successivamente, inspiegabilmente, dimenticate Le statue raffigurano muse come Clio e Urania, eroi mitologici come Perseo, Teseo e Diomede, e una figura togata di incerta identificazione, forse un benefattore della città antica La presenza di Clio e Urania suggerisce che in origine il teatro ospitasse tutte e nove le Muse, anche se delle altre sette si è persa ogni traccia. Le tre sculture eroiche, repliche di originali greci, oscillano stilisticamente tra Fidia e Prassitele: raccontano le gesta leggendarie di eroi fondatori di città e civiltà, simili a Ercole, mitico fondatore della stessa Ercolano Ma perché queste statue sono rimaste qui, anziché essere destinate a musei o ad altri palazzi reali, come molte altre opere della Reggia o del Museo Ercolanense? Forse a causa della loro ritenuta “scarsa qualità estetica”, aggravata da restauri maldestri. Eppure, osservandole da vicino, si rivelano ricche di dettagli e fascino Un invito alla riscoperta: guardiamole con occhi nuovi. Dall’alloro sul capo di Clio ai riccioli scolpiti di Teseo, dalle espressioni solenni alle pose classiche, ogni statua conserva tratti di sorprendente bellezza. Non mancano curiosità, come le celebri “foglie di fico” apposte a copertura dei genitali degli eroi, frutto di un eccesso di zelo da parte di restauratori borbonici Ecco, in sintesi, i soggetti rappresentati: Il Togato: figura maschile non identificata con certezza. Mario Pagano ipotizza possa trattarsi di Lucio Annio, cittadino eminente di Ercolano. Perseo: eroe che sconfisse Medusa grazie a uno scudo lucente usato come specchio. Diomede: compagno di Ulisse, tra i più valorosi guerrieri achei. Teseo: celebre per l’impresa del Minotauro; oggi “censurato” da un restauro con foglia di fico. Clio: musa della storia, spesso raffigurata con tavoletta o pergamena, custode della memoria delle civiltà. Urania: musa dell’astronomia, un tempo con un globo terracqueo nella mano sinistra Conclusione Quale che sia stata la loro storia, queste statue non meritano l’oblio né lo stato di trascuratezza in cui versano. Sono testimonianze preziose dell’antica Ercolano e della passione settecentesca per l’archeologia. Valorizzarle è un dovere culturale e civile

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