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Kacang Parang
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Saturday 12 September 2026 13:45:18 GMT
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Stavo per partorire tre gemelle e non avevo nessuno che mi rassicurasse, nessuna mano da stringere mentre resistevo al dolore. Ma ho tenuto duro e, dopo qualche ora, mi sono ritrovata con tre meravigliose bambine tra le braccia. Il contatto con la loro pelle non lo scorderò mai. Le ho guardate negli occhi e ho deciso di chiamarle Mila, Miles e Mailée. Poi mi sono addormentata. Qualche ora dopo, una dottoressa è entrata nella stanza e mi ha detto che c’erano state delle complicazioni. Mi è bastato guardarla per capire che una delle mie figlie non c’era più. Ho iniziato a piangere, disperata. Negli anni successivi ho cresciuto Mila e Miles da sola. Le portavo al parco, facevamo lunghe passeggiate, cucinavamo insieme. Ricordo i loro primi passi, il primo giorno di scuola, le favole della buonanotte. Ero una madre felice, anche se il dolore per la perdita di una figlia non mi lasciava mai. Poi, un giorno, ho aperto gli occhi. Ero di nuovo in ospedale, stordita. Appena ho trovato la forza di parlare, ho detto ai miei genitori che erano diventati nonni. Nei loro occhi ho visto solo smarrimento. Di cosa stai parlando tesoro? Allora ho raccontato di Mila e di Miles, del parto, dei sette anni trascorsi insieme. Solo in quel momento un medico mi ha detto che dopo l’incidente ero stata in coma per tre settimane. Tutta la vita che dicevo di aver vissuto non era altro che un lunghissimo sogno. Per mesi non ci ho creduto. Sognavo le mie figlie, mi mancavano le loro voci, le loro risate, i piccoli battibecchi a tavola. Mi mancava Mila, così timida, e Miles, così piena di vita. E mi mancava anche Mailée, che ho perso subito. Era quello il mondo in cui volevo tornare a vivere, non quello reale, in cui ero una semplice diciannovenne uscita dal coma. Oggi, a un anno dal risveglio, so che le mie figlie fanno parte di una vita parallela, e che non torneranno. Solo per me sono esistite davvero. Spero un giorno di diventare madre anche in questa vita. Ma nessuno potrà mai portarmi via le tre bimbe che ho tenuto tra le braccia, amato e perso in quei sette anni.  Sette anni che, fuori da me, erano soltanto tre settimane su un lettino d’ospedale. . Clelia
Stavo per partorire tre gemelle e non avevo nessuno che mi rassicurasse, nessuna mano da stringere mentre resistevo al dolore. Ma ho tenuto duro e, dopo qualche ora, mi sono ritrovata con tre meravigliose bambine tra le braccia. Il contatto con la loro pelle non lo scorderò mai. Le ho guardate negli occhi e ho deciso di chiamarle Mila, Miles e Mailée. Poi mi sono addormentata. Qualche ora dopo, una dottoressa è entrata nella stanza e mi ha detto che c’erano state delle complicazioni. Mi è bastato guardarla per capire che una delle mie figlie non c’era più. Ho iniziato a piangere, disperata. Negli anni successivi ho cresciuto Mila e Miles da sola. Le portavo al parco, facevamo lunghe passeggiate, cucinavamo insieme. Ricordo i loro primi passi, il primo giorno di scuola, le favole della buonanotte. Ero una madre felice, anche se il dolore per la perdita di una figlia non mi lasciava mai. Poi, un giorno, ho aperto gli occhi. Ero di nuovo in ospedale, stordita. Appena ho trovato la forza di parlare, ho detto ai miei genitori che erano diventati nonni. Nei loro occhi ho visto solo smarrimento. Di cosa stai parlando tesoro? Allora ho raccontato di Mila e di Miles, del parto, dei sette anni trascorsi insieme. Solo in quel momento un medico mi ha detto che dopo l’incidente ero stata in coma per tre settimane. Tutta la vita che dicevo di aver vissuto non era altro che un lunghissimo sogno. Per mesi non ci ho creduto. Sognavo le mie figlie, mi mancavano le loro voci, le loro risate, i piccoli battibecchi a tavola. Mi mancava Mila, così timida, e Miles, così piena di vita. E mi mancava anche Mailée, che ho perso subito. Era quello il mondo in cui volevo tornare a vivere, non quello reale, in cui ero una semplice diciannovenne uscita dal coma. Oggi, a un anno dal risveglio, so che le mie figlie fanno parte di una vita parallela, e che non torneranno. Solo per me sono esistite davvero. Spero un giorno di diventare madre anche in questa vita. Ma nessuno potrà mai portarmi via le tre bimbe che ho tenuto tra le braccia, amato e perso in quei sette anni. Sette anni che, fuori da me, erano soltanto tre settimane su un lettino d’ospedale. . Clelia

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