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haji.jumma30
haji jumma :
😁
2026-09-28 05:08:22
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haji.jumma30
haji jumma :
😂
2026-09-28 05:08:21
1
yaya.migami
yaya migami :
✌️✌️✌️
2026-09-15 13:19:32
1
kalifadh
kalifadôhô :
🙏🙏🙏
2026-09-15 12:58:07
0
haji.jumma30
haji jumma :
🥰
2026-09-28 05:08:20
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«Puoi fermarti un’altra ora?» «Puoi cambiare il turno?» «Puoi occuparti anche di questo?» «Dai, tanto tu sei sempre disponibile!» E tu dici sì. Sì, perché sai che il reparto è in difficoltà. Sì, perché non vuoi lasciare soli i colleghi. Sì, perché pensi ai pazienti che hanno bisogno di assistenza. Sì, perché in fondo ami quello che fai. Ma nessuno si accorge che, ogni volta che dici sì a tutti, qualche volta stai dicendo no a te stesso. No al riposo. No alla famiglia. No a quella giornata libera che aspettavi da settimane. No a quel momento di tranquillità di cui avevi disperatamente bisogno. E lentamente inizi a cambiare. Diventi più silenzioso. Ti irriti per cose che prima ti facevano sorridere. Arrivi al lavoro già stanco. E magari ti senti persino in colpa quando, per una volta, vorresti semplicemente dire: «No, oggi non posso.» Perché ci hanno abituato a pensare che un bravo OSS debba essere sempre disponibile. Sempre pronto. Sempre sorridente. Sempre disposto a sacrificarsi. Ma sapete una cosa? Essere un bravo OSS non significa dover rinunciare alla propria vita. Non significa accettare ogni richiesta. Non significa sentirsi responsabili di tutte le carenze organizzative. E soprattutto non significa dover dimostrare continuamente quanto teniamo al nostro lavoro attraverso i sacrifici personali. Possiamo amare i pazienti e avere bisogno di riposare. Possiamo rispettare i colleghi e non poter coprire un turno. Possiamo essere professionisti seri e, allo stesso tempo, mettere dei limiti. Perché dietro quella divisa bianca con il colletto verde c’è una persona. Una persona che ha una famiglia. Degli affetti. Dei problemi. Dei sogni. E una vita che non dovrebbe esistere soltanto nei ritagli di tempo lasciati dall’ospedale. E vorrei dire una cosa anche a chi organizza il nostro lavoro. La disponibilità di un operatore è una risorsa preziosa. Non dovrebbe mai diventare qualcosa di scontato. Perché chi oggi riesce a dare tanto, domani potrebbe non avere più nulla da dare. E non per mancanza di volontà. Ma semplicemente perché è arrivato al limite. Un OSS stanco non ha bisogno di sentirsi dire che deve fare ancora uno sforzo. A volte ha bisogno di sentirsi dire: «Hai già fatto abbastanza. Adesso riposati.» E allora, cari colleghi, impariamo una cosa. Dire NO qualche volta non significa abbandonare nessuno. Significa riconoscere che anche noi abbiamo dei bisogni. Che anche noi abbiamo dei limiti. Che anche noi meritiamo rispetto. Perché prenderci cura degli altri è il nostro lavoro. Ma prenderci cura di noi stessi è una necessità. 💚 UNOSSINCORSIA – Non dobbiamo consumarci per dimostrare quanto valiamo. #UnOSSInCorsia #OSS #VitaInCorsia #RispettoSulLavoro #OperatoriSocioSanitari
«Puoi fermarti un’altra ora?» «Puoi cambiare il turno?» «Puoi occuparti anche di questo?» «Dai, tanto tu sei sempre disponibile!» E tu dici sì. Sì, perché sai che il reparto è in difficoltà. Sì, perché non vuoi lasciare soli i colleghi. Sì, perché pensi ai pazienti che hanno bisogno di assistenza. Sì, perché in fondo ami quello che fai. Ma nessuno si accorge che, ogni volta che dici sì a tutti, qualche volta stai dicendo no a te stesso. No al riposo. No alla famiglia. No a quella giornata libera che aspettavi da settimane. No a quel momento di tranquillità di cui avevi disperatamente bisogno. E lentamente inizi a cambiare. Diventi più silenzioso. Ti irriti per cose che prima ti facevano sorridere. Arrivi al lavoro già stanco. E magari ti senti persino in colpa quando, per una volta, vorresti semplicemente dire: «No, oggi non posso.» Perché ci hanno abituato a pensare che un bravo OSS debba essere sempre disponibile. Sempre pronto. Sempre sorridente. Sempre disposto a sacrificarsi. Ma sapete una cosa? Essere un bravo OSS non significa dover rinunciare alla propria vita. Non significa accettare ogni richiesta. Non significa sentirsi responsabili di tutte le carenze organizzative. E soprattutto non significa dover dimostrare continuamente quanto teniamo al nostro lavoro attraverso i sacrifici personali. Possiamo amare i pazienti e avere bisogno di riposare. Possiamo rispettare i colleghi e non poter coprire un turno. Possiamo essere professionisti seri e, allo stesso tempo, mettere dei limiti. Perché dietro quella divisa bianca con il colletto verde c’è una persona. Una persona che ha una famiglia. Degli affetti. Dei problemi. Dei sogni. E una vita che non dovrebbe esistere soltanto nei ritagli di tempo lasciati dall’ospedale. E vorrei dire una cosa anche a chi organizza il nostro lavoro. La disponibilità di un operatore è una risorsa preziosa. Non dovrebbe mai diventare qualcosa di scontato. Perché chi oggi riesce a dare tanto, domani potrebbe non avere più nulla da dare. E non per mancanza di volontà. Ma semplicemente perché è arrivato al limite. Un OSS stanco non ha bisogno di sentirsi dire che deve fare ancora uno sforzo. A volte ha bisogno di sentirsi dire: «Hai già fatto abbastanza. Adesso riposati.» E allora, cari colleghi, impariamo una cosa. Dire NO qualche volta non significa abbandonare nessuno. Significa riconoscere che anche noi abbiamo dei bisogni. Che anche noi abbiamo dei limiti. Che anche noi meritiamo rispetto. Perché prenderci cura degli altri è il nostro lavoro. Ma prenderci cura di noi stessi è una necessità. 💚 UNOSSINCORSIA – Non dobbiamo consumarci per dimostrare quanto valiamo. #UnOSSInCorsia #OSS #VitaInCorsia #RispettoSulLavoro #OperatoriSocioSanitari

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