@.edit.fever: #TSHD | THANK YOU @puddingoblin for introducing me to your music!! This fits perfectly with #thesummerhikarudied and i wish i could have fit the whole song into one edit 😭😭 | please go stream ‘suffocate’ by BLISS 🫶 | #animefyp #hikaru #yoshiki

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Monday 21 September 2026 17:15:47 GMT
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ov3rd0sing_ang3l
ʚ🍥ᥴᥙ𝗍ᥱᥴ᥆rᥱ_ᥱᥣі🍥ɞ :
why is this on my fyp when I'm already miserable. /this real good tho, even if it makes me bawl
2026-09-21 17:21:44
4
softmel._
꒰ঌ🍓໒꒱ :
OMGGG SO GOODD!🥹
2026-09-21 17:28:48
1
.ynvp
𓏲﹕𝓨ula﹕⸝⸝ :
AMAZING
2026-09-21 17:41:36
1
scourgiepoo
Scourgie🧣🇵🇸 :
This actually brought tears to my eyes it’s so beautiful☹️💕
2026-09-22 03:30:51
1
hopingdiih
not_real :
I LOVE YOUR EDITS SO MUCH
2026-09-22 00:40:49
1
aura_aurora2929
🐈‍⬛𝒂𝒖𝒓𝒐𝒓𝒂🐈‍⬛ :
YES THIS IS SO PEAK
2026-09-22 00:39:30
1
.ynvp
𓏲﹕𝓨ula﹕⸝⸝ :
I LOVE THEM!
2026-09-21 17:41:43
1
absunxwwoo
꧁┆✦ʚ𝚡𝚛𝚞𝚒𝚣[𝟾𝟿/𝟽𝟶]ɞ✦ ┆꧂ :
2026-09-22 11:22:17
1
ratcheluwu
Rachel :
2026-09-21 21:19:28
2
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Sul crinale faceva freddo. Quello che ti entra nelle maniche e ti ricorda che la montagna non ha mai firmato accordi con nessuno. Io e Airborne eravamo fermi a guardare la valle. Come tante altre volte. arrivò il nostro rito. Nessuna parola. Ci guardammo. Ci stringemmo la mano. Una volta. Due. Una stretta breve, precisa. La nostra. Da anni. Prima di partire. Dopo essere tornati. Quando ci si separava. Quando ci si ritrovava. Non era necessario spiegarla. Era semplicemente nostra. Airborne mi lasciò la mano e guardò verso valle. AIRBORNE: «Ancora intera.» Lo guardai. FOLGORE: «La mano?» AIRBORNE: «No. La giornata.» Sorrisi. FOLGORE: «Ottimismo.» AIRBORNE: «Sto migliorando.» Silenzio. Il vento passò tra noi. Airborne infilò le mani nelle tasche. AIRBORNE: «Pensi mai a quante volte l’abbiamo fatta?» Guardai la mia mano. FOLGORE: «Abbastanza da sapere che mi devi ancora una stretta decente.» Mi guardò. AIRBORNE: «Questa era decente.» FOLGORE: «Era da civile.» Mi arrivò una spinta sulla spalla. Sorrisi. Poi il silenzio tornò. Quello che conoscevamo bene. E fu proprio lì che mi accorsi di una cosa. Quel gesto che avevamo ripetuto centinaia di volte… non era mai stato soltanto un gesto. Era diventato una specie di linguaggio. Ci sei? Ci sono. Tutto bene? Abbastanza. Andiamo? Andiamo. Senza una parola. Airborne guardava ancora la valle. AIRBORNE: «Strano, vero?» FOLGORE: «Cosa?» AIRBORNE: «Come diventano importanti le cose che fai senza pensarci.» Non risposi. Perché aveva ragione. La vita è piena di gesti che consideriamo eterni proprio perché li abbiamo sempre avuti. Una porta che si apre. Una voce dall’altra stanza. Una telefonata. Una mano che cerca la tua. Una persona che sai di poter trovare. Poi un giorno qualcosa cambia. E improvvisamente capisci che non era normalità. Era fortuna. Guardai Airborne. FOLGORE: «Sai cosa penso?» AIRBORNE: «Che ho sempre ragione?» FOLGORE: «No.» Pausa. FOLGORE: «Che abbiamo passato troppo tempo a cercare cose straordinarie senza accorgerci di quelle che avevamo davanti ogni giorno.» Airborne non disse niente. Continuai. FOLGORE: «Abbiamo inseguito obiettivi.» Pausa. FOLGORE: «Abbiamo contato chilometri.» Pausa. FOLGORE: «Ore.» Pausa. FOLGORE: «Missioni.» Lo guardai. FOLGORE: «Ma alla fine sai cosa ricorderemo?» Airborne scosse lentamente la testa. Gli tesi di nuovo la mano. FOLGORE: «Questa.» La strinse. La nostra stretta. La stessa di sempre. Solo che quella volta… la sentii diversamente. FOLGORE: «Perché un giorno potrebbe essere l’ultima volta.» Airborne mi guardò. Non sorrise. Non fece battute. Perché certe cose, tra noi, non hanno bisogno di essere alleggerite. Restammo così qualche secondo. Poi Airborne disse piano: AIRBORNE: «Domani la rifacciamo.» Lo guardai. FOLGORE: «Domani.» E lasciammo andare le mani. Non sapevamo cosa ci avrebbe portato il giorno dopo. Nessuno lo sa. Ed è proprio questo il punto. E forse, da qualche parte, c’è qualcuno che questa sera non ha nessuna mano da stringere e, nel silenzio, stringe la propria per ricordarsi che, nonostante tutto, è ancora qui. MORALE Ci sono gesti che la vita ci permette di ripetere così tante volte da farci credere che siano eterni. Non lo sono. Una telefonata. Un abbraccio. Una voce. Una stretta di mano. Una persona. Non aspettare che qualcosa diventi un ricordo per capirne il valore. Onora ciò che hai mentre è ancora presente. Perché il tempo ha un modo silenzioso e spietato di trasformare la quotidianità in memoria. E forse la vera ricchezza non è avere una vita piena di momenti straordinari. È avere qualcuno con cui poter ripetere, ancora una volta, quei piccoli riti che sembrano non significare nulla… finché un giorno significano tutto. Buona serata. A chi ha ancora una mano da stringere. A chi ha ancora qualcuno da chiamare. A chi ha ancora tempo per dire: «Ci sono.» E anche a chi, questa sera, quella mano la stringerà da solo. Perché domani non è una promessa. È soltanto un’altra possibilità. E finché quella possibilità esiste… stringila. Come se fosse un rito. Come se fosse la prima volta. Come se potesse essere l’ultima. #Folgore #Airborne #italia #fratell#fratelli #Militari
Sul crinale faceva freddo. Quello che ti entra nelle maniche e ti ricorda che la montagna non ha mai firmato accordi con nessuno. Io e Airborne eravamo fermi a guardare la valle. Come tante altre volte. arrivò il nostro rito. Nessuna parola. Ci guardammo. Ci stringemmo la mano. Una volta. Due. Una stretta breve, precisa. La nostra. Da anni. Prima di partire. Dopo essere tornati. Quando ci si separava. Quando ci si ritrovava. Non era necessario spiegarla. Era semplicemente nostra. Airborne mi lasciò la mano e guardò verso valle. AIRBORNE: «Ancora intera.» Lo guardai. FOLGORE: «La mano?» AIRBORNE: «No. La giornata.» Sorrisi. FOLGORE: «Ottimismo.» AIRBORNE: «Sto migliorando.» Silenzio. Il vento passò tra noi. Airborne infilò le mani nelle tasche. AIRBORNE: «Pensi mai a quante volte l’abbiamo fatta?» Guardai la mia mano. FOLGORE: «Abbastanza da sapere che mi devi ancora una stretta decente.» Mi guardò. AIRBORNE: «Questa era decente.» FOLGORE: «Era da civile.» Mi arrivò una spinta sulla spalla. Sorrisi. Poi il silenzio tornò. Quello che conoscevamo bene. E fu proprio lì che mi accorsi di una cosa. Quel gesto che avevamo ripetuto centinaia di volte… non era mai stato soltanto un gesto. Era diventato una specie di linguaggio. Ci sei? Ci sono. Tutto bene? Abbastanza. Andiamo? Andiamo. Senza una parola. Airborne guardava ancora la valle. AIRBORNE: «Strano, vero?» FOLGORE: «Cosa?» AIRBORNE: «Come diventano importanti le cose che fai senza pensarci.» Non risposi. Perché aveva ragione. La vita è piena di gesti che consideriamo eterni proprio perché li abbiamo sempre avuti. Una porta che si apre. Una voce dall’altra stanza. Una telefonata. Una mano che cerca la tua. Una persona che sai di poter trovare. Poi un giorno qualcosa cambia. E improvvisamente capisci che non era normalità. Era fortuna. Guardai Airborne. FOLGORE: «Sai cosa penso?» AIRBORNE: «Che ho sempre ragione?» FOLGORE: «No.» Pausa. FOLGORE: «Che abbiamo passato troppo tempo a cercare cose straordinarie senza accorgerci di quelle che avevamo davanti ogni giorno.» Airborne non disse niente. Continuai. FOLGORE: «Abbiamo inseguito obiettivi.» Pausa. FOLGORE: «Abbiamo contato chilometri.» Pausa. FOLGORE: «Ore.» Pausa. FOLGORE: «Missioni.» Lo guardai. FOLGORE: «Ma alla fine sai cosa ricorderemo?» Airborne scosse lentamente la testa. Gli tesi di nuovo la mano. FOLGORE: «Questa.» La strinse. La nostra stretta. La stessa di sempre. Solo che quella volta… la sentii diversamente. FOLGORE: «Perché un giorno potrebbe essere l’ultima volta.» Airborne mi guardò. Non sorrise. Non fece battute. Perché certe cose, tra noi, non hanno bisogno di essere alleggerite. Restammo così qualche secondo. Poi Airborne disse piano: AIRBORNE: «Domani la rifacciamo.» Lo guardai. FOLGORE: «Domani.» E lasciammo andare le mani. Non sapevamo cosa ci avrebbe portato il giorno dopo. Nessuno lo sa. Ed è proprio questo il punto. E forse, da qualche parte, c’è qualcuno che questa sera non ha nessuna mano da stringere e, nel silenzio, stringe la propria per ricordarsi che, nonostante tutto, è ancora qui. MORALE Ci sono gesti che la vita ci permette di ripetere così tante volte da farci credere che siano eterni. Non lo sono. Una telefonata. Un abbraccio. Una voce. Una stretta di mano. Una persona. Non aspettare che qualcosa diventi un ricordo per capirne il valore. Onora ciò che hai mentre è ancora presente. Perché il tempo ha un modo silenzioso e spietato di trasformare la quotidianità in memoria. E forse la vera ricchezza non è avere una vita piena di momenti straordinari. È avere qualcuno con cui poter ripetere, ancora una volta, quei piccoli riti che sembrano non significare nulla… finché un giorno significano tutto. Buona serata. A chi ha ancora una mano da stringere. A chi ha ancora qualcuno da chiamare. A chi ha ancora tempo per dire: «Ci sono.» E anche a chi, questa sera, quella mano la stringerà da solo. Perché domani non è una promessa. È soltanto un’altra possibilità. E finché quella possibilità esiste… stringila. Come se fosse un rito. Come se fosse la prima volta. Come se potesse essere l’ultima. #Folgore #Airborne #italia #fratell#fratelli #Militari

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