@vp.days: Oggi questa canzone non la ricorda quasi più nessuno. Eppure è una delle più belle dichiarazioni d’amore degli anni Novanta. Anche se il titolo potrebbe far pensare esattamente il contrario. Si chiama Brutta. Era il 1992. A cantarla era un ragazzo di appena diciotto anni. Alessandro Canino. La portò al Festival di Sanremo. E in poco tempo quella canzone diventò un enorme successo. Ma Brutta non raccontava semplicemente un amore. Raccontava una ragazza che non riusciva a piacersi. Ha quindici anni. È il giorno del suo compleanno. Gli altri sono in salotto a ridere e divertirsi. Lei invece si chiude in bagno a piangere. Si guarda allo specchio. Si confronta con le altre. Si sente troppo magra. Non le piacciono i suoi occhiali. Non le piace il suo corpo. E soprattutto è convinta di essere brutta. Gli altri forse nemmeno se ne accorgono. Ma qualcuno sì. È un ragazzo. Un amico. Quando la festa finisce e tutti se ne vanno lui rimane. La aspetta. Con dei fiori in mano. Perché c’è una cosa che lei ancora non sa. Mentre lei si guarda allo specchio e vede soltanto tutto ciò che non le piace lui la guarda e vede qualcosa di completamente diverso. Perché quella parola “brutta” non è quello che pensa lui. È quello che pensa lei di se stessa. Ed è forse questa la cosa più bella della canzone. Un ragazzo che prova a dire a una ragazza piena di insicurezze che forse dovrebbe imparare a guardarsi con gli occhi di chi le vuole bene. Sono passati più di trent’anni. E forse questa storia non è invecchiata poi così tanto. Perché sono cambiati gli anni. Sono cambiate le mode. E sono cambiati anche gli specchi. Oggi oltre a quello che abbiamo in casa ce ne portiamo uno in tasca ogni giorno. Abbiamo i social. Dove è facilissimo guardare gli altri e sentirsi un po’ meno belli. Un po’ meno giusti. Un po’ meno abbastanza. Proprio come quella ragazza di quindici anni. #AlessandroCanino #Brutta #musicaitaliana #canzonidamore #anni90