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Il 23 ottobre 2008, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, esponente della Democrazia Cristiana, rilasciò ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale un’intervista dal titolo «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei».  Il periodo era caratterizzato da intense mobilitazioni studentesche e universitarie contro la Riforma Gelmini (DDL Gelmini) e i tagli all’istruzione promossi dal governo Berlusconi IV.  Nell’intervista, Cossiga, che era stato ministro dell’Interno durante gli anni di piombo, si rivolgeva direttamente all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, suggerendo una strategia violenta e repressiva, così riassumibile: 1- Lasciare da parte gli studenti dei licei e ritirare inizialmente le forze di polizia dalle strade e dalle università. 2-Infiltrare il movimento con agenti provocatori disposti a tutto, allo scopo di favorire, per un breve periodo, la degenerazione delle proteste in devastazioni e scontri. 3- Intervenire successivamente con un massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine e senza mezze misure, per far «picchiare» i manifestanti e i docenti coinvolti, fino a provocarne il ricovero in ospedale, evitando tuttavia gli arresti, così da non dover passare attraverso la magistratura. L’intervista suscitò indignazione nell’opinione pubblica e nel mondo politico, ma conserva un significativo valore storico per la riflessione sulle modalità con cui alcuni apparati dell'ordine pubblico intendevano (e forse intendono) la gestione dell’ordine pubblico e delle manifestazioni di dissenso. #storia #politica #italia #manifestazione #forzedellordine
Il 23 ottobre 2008, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, esponente della Democrazia Cristiana, rilasciò ad Andrea Cangini del Quotidiano Nazionale un’intervista dal titolo «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei». Il periodo era caratterizzato da intense mobilitazioni studentesche e universitarie contro la Riforma Gelmini (DDL Gelmini) e i tagli all’istruzione promossi dal governo Berlusconi IV. Nell’intervista, Cossiga, che era stato ministro dell’Interno durante gli anni di piombo, si rivolgeva direttamente all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, suggerendo una strategia violenta e repressiva, così riassumibile: 1- Lasciare da parte gli studenti dei licei e ritirare inizialmente le forze di polizia dalle strade e dalle università. 2-Infiltrare il movimento con agenti provocatori disposti a tutto, allo scopo di favorire, per un breve periodo, la degenerazione delle proteste in devastazioni e scontri. 3- Intervenire successivamente con un massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine e senza mezze misure, per far «picchiare» i manifestanti e i docenti coinvolti, fino a provocarne il ricovero in ospedale, evitando tuttavia gli arresti, così da non dover passare attraverso la magistratura. L’intervista suscitò indignazione nell’opinione pubblica e nel mondo politico, ma conserva un significativo valore storico per la riflessione sulle modalità con cui alcuni apparati dell'ordine pubblico intendevano (e forse intendono) la gestione dell’ordine pubblico e delle manifestazioni di dissenso. #storia #politica #italia #manifestazione #forzedellordine

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