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Zaini Yusof
Zaini Yusof
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nailart_mehandi
nailart_mehandi :
You got link foe the cover?
2026-11-03 16:25:33
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allcycccc
sisukacoklat03 :
[Menangis][Menangis][Menangis]
2026-10-31 06:36:57
1
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«Se vai via, io cado. E sarà colpa tua.» A volte la paura di restare soli con il nostro dolore ci porta a trattenere l’altro, anche senza esserne consapevoli. Dietro quel «non posso farcela senza di te» può esserci un dolore che chiede ascolto, insieme alla richiesta che sia l’altro a farsene carico. E chi è dall’altra parte può restare per paura di ferire, per senso di colpa, per il timore di considerarsi una persona cattiva o perché sente di poter salvare l’altro. Anche quando comincia ad accorgersi che, in quel restare, c’è sempre meno spazio per sé. Così affidiamo all’altro il compito di farci stare bene. E quando non ci riesce, la sofferenza può diventare un’accusa: «Se sto male, è colpa tua». Riconoscere ciò che temiamo di sentire, se l'altro andasse via, può fare male. Ma può aiutarci a distinguere il desiderio di stare insieme dal bisogno che qualcuno resti per proteggerci dal nostro dolore. Possiamo iniziare da qui. Fermarci, portare attenzione al respiro e osservare ciò che accade dentro di noi. Una tensione, un peso sul petto, le parole che facciamo fatica a esprimere. Ascoltare, senza giudizio, la paura che ci porta a trattenere e ciò che ci spinge a restare. Puoi riconoscere il dolore dell’altro e dare spazio anche al tuo. Esprimere un bisogno, chiedere sostegno, riconoscere un limite. Prendersi cura di una relazione richiede che ciascuno possa assumersi la propria parte di responsabilità, lasciando all’altro lo spazio di scegliere e non il peso di sentirsi obbligato a restare. #relazioni #psicologia #dipendenzaaffettiva #crescitapersonale #benessere
«Se vai via, io cado. E sarà colpa tua.» A volte la paura di restare soli con il nostro dolore ci porta a trattenere l’altro, anche senza esserne consapevoli. Dietro quel «non posso farcela senza di te» può esserci un dolore che chiede ascolto, insieme alla richiesta che sia l’altro a farsene carico. E chi è dall’altra parte può restare per paura di ferire, per senso di colpa, per il timore di considerarsi una persona cattiva o perché sente di poter salvare l’altro. Anche quando comincia ad accorgersi che, in quel restare, c’è sempre meno spazio per sé. Così affidiamo all’altro il compito di farci stare bene. E quando non ci riesce, la sofferenza può diventare un’accusa: «Se sto male, è colpa tua». Riconoscere ciò che temiamo di sentire, se l'altro andasse via, può fare male. Ma può aiutarci a distinguere il desiderio di stare insieme dal bisogno che qualcuno resti per proteggerci dal nostro dolore. Possiamo iniziare da qui. Fermarci, portare attenzione al respiro e osservare ciò che accade dentro di noi. Una tensione, un peso sul petto, le parole che facciamo fatica a esprimere. Ascoltare, senza giudizio, la paura che ci porta a trattenere e ciò che ci spinge a restare. Puoi riconoscere il dolore dell’altro e dare spazio anche al tuo. Esprimere un bisogno, chiedere sostegno, riconoscere un limite. Prendersi cura di una relazione richiede che ciascuno possa assumersi la propria parte di responsabilità, lasciando all’altro lo spazio di scegliere e non il peso di sentirsi obbligato a restare. #relazioni #psicologia #dipendenzaaffettiva #crescitapersonale #benessere

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