G :
Avevo 14 anni quando ho ascoltato per la prima volta una tua canzone. Parlavi di fame, di strada, di solitudine. Di madri che sono padri, di figli cresciuti a pugni e a sigarette accese troppo presto. Parlavi anche di me, anche se non lo sapevi. Tu non sei mai stato solo musica. Ti ascoltavo mentre mio padre se ne andava senza spiegare niente, e mia madre restava, con le mani rotte dalla fatica e lo sguardo pieno di cose che non poteva dire. Ti ho visto cambiare pelle mille volte: Immortale, Dio c’è, Pour l’amour, fino a quel primo Sanremo, quando tutti ti giudicavano, e io lì,perché io ti avevo capito.Sei stato tutto: Barabba e Maharaja. E in tutto quel casino, io mi ritrovavo. Perché siamo cresciuti così. Tu mi hai insegnato che si può essere fragili senza vergognarsi. Che si può essere diversi, esagerati, sbagliati e meritare comunque amore. Meritare un posto. Tu sei libertà. Mi hai regalato libertà Oggi ho 26 anni, e se chiudo gli occhi ti sento ancora lì. Ragazzi Madre come dici tu non é un album, ma una missione.Ragazzi madre é vita, è quotidianità, è speranza. E forse é per questo che lo ricerco in ogni momento, che disperatamente ti chiedo un ritorno, una canzone al concerto.Forse per vivere di ricordi. Forse per costruirne nuovi
“Me so fatto grande” e io con te. Ma siamo per sempre noi
Con rispetto, con amore, con riconoscenza.
Una di quelle che c’era davvero
“No che non cancelli”
2026-11-01 18:05:22