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La Valsalva modificata è una di quelle manovre che, vista da fuori, sembra quasi strana, soffiare contro una resistenza (in questo caso una siringa) poi sdraiarsi e sollevare le gambe. In realtà sfrutta un riflesso fisiologico molto preciso. Lo sforzo aumenta la pressione intratoracica e modifica temporaneamente ritorno venoso e pressione arteriosa. Quando lo sforzo termina, il rapido cambio di posizione e il sollevamento delle gambe aumentano il ritorno di sangue verso il cuore e potenziano la risposta dei barocettori. Il risultato è un aumento del tono vagale, che rallenta la conduzione attraverso il nodo atrioventricolare. Ed è proprio per questo che la manovra può interrompere alcune tachicardie sopraventricolari regolari, soprattutto quelle in cui il nodo AV fa parte del circuito dell’aritmia, come AVNRT e AVRT. Le linee guida ERC 2025 indicano infatti le manovre vagali nelle tachicardie regolari a QRS stretto.  E la versione modificata sembra funzionare decisamente meglio della Valsalva classica. Una recente meta-analisi di 9 studi randomizzati, con oltre 1400 pazienti, ha riportato una conversione al ritmo sinusale nel 50,1% dei casi con la tecnica modificata contro il 18,8% con quella standard.  Non è però una manovra per qualsiasi persona con “i battiti alti” e non sostituisce la valutazione clinica. Se il paziente è instabile, il percorso terapeutico cambia completamente. ⚠️La Valsalva modificata non è una strategia da utilizzare ogni volta che il cuore accelera. È indicata solo in specifiche tachicardie sopraventricolari regolari e nel contesto appropriato. Se compare una tachicardia improvvisa e sostenuta, soprattutto se è la prima volta, se si ripete frequentemente o se non passa, è importante farla valutare velocemente per capire di quale aritmia si tratti. Se invece compaiono dolore al petto, difficoltà respiratoria importante, svenimento o quasi svenimento, forte debolezza, confusione o altri segni di instabilità, bisogna attivare rapidamente i soccorsi. - video con finalità divulgativa
La Valsalva modificata è una di quelle manovre che, vista da fuori, sembra quasi strana, soffiare contro una resistenza (in questo caso una siringa) poi sdraiarsi e sollevare le gambe. In realtà sfrutta un riflesso fisiologico molto preciso. Lo sforzo aumenta la pressione intratoracica e modifica temporaneamente ritorno venoso e pressione arteriosa. Quando lo sforzo termina, il rapido cambio di posizione e il sollevamento delle gambe aumentano il ritorno di sangue verso il cuore e potenziano la risposta dei barocettori. Il risultato è un aumento del tono vagale, che rallenta la conduzione attraverso il nodo atrioventricolare. Ed è proprio per questo che la manovra può interrompere alcune tachicardie sopraventricolari regolari, soprattutto quelle in cui il nodo AV fa parte del circuito dell’aritmia, come AVNRT e AVRT. Le linee guida ERC 2025 indicano infatti le manovre vagali nelle tachicardie regolari a QRS stretto. E la versione modificata sembra funzionare decisamente meglio della Valsalva classica. Una recente meta-analisi di 9 studi randomizzati, con oltre 1400 pazienti, ha riportato una conversione al ritmo sinusale nel 50,1% dei casi con la tecnica modificata contro il 18,8% con quella standard. Non è però una manovra per qualsiasi persona con “i battiti alti” e non sostituisce la valutazione clinica. Se il paziente è instabile, il percorso terapeutico cambia completamente. ⚠️La Valsalva modificata non è una strategia da utilizzare ogni volta che il cuore accelera. È indicata solo in specifiche tachicardie sopraventricolari regolari e nel contesto appropriato. Se compare una tachicardia improvvisa e sostenuta, soprattutto se è la prima volta, se si ripete frequentemente o se non passa, è importante farla valutare velocemente per capire di quale aritmia si tratti. Se invece compaiono dolore al petto, difficoltà respiratoria importante, svenimento o quasi svenimento, forte debolezza, confusione o altri segni di instabilità, bisogna attivare rapidamente i soccorsi. - video con finalità divulgativa

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