Io :
Viviamo in un mondo in cui tutto è performance: ciò che mostriamo, ciò che pensiamo di dover essere, ciò che speriamo che gli altri vedano in noi.
Siamo continuamente chiamati a performare un’identità, un’idea, un posizionamento etico e in questo senso, il “maschio performativo” non è un’anomalia: è una figura sintomatica, che porta alla luce una dinamica che riguarda tutti.
Forse il passo più grande da fare non è pretendere di eliminare la performatività,un gesto che rischia di essere a sua volta performativo!!! ma accettarla come struttura di base dell’umano, o almeno dell’umano moderno. daà questa accettazione possono aprirsi due strade: o dedicarsi completamente alla propria performance, credendoci fino in fondo e trasformando la forma in sostanza, oppure, per dirla con Carmelo Bene, tentare la via opposta: la via della non-conscienza, della sottrazione radicale, del non voler più essere nessuno
2025-11-18 23:23:02