@j._.73: 𝐖𝐡𝐢𝐜𝐡’𝐬 𝐭𝐡𝐞 𝐛𝐞𝐬𝐭 𝐥𝐚𝐮𝐠𝐡𝐭?😂 #f1 #fyp #fy #formulaone #xzcyba

𝐉𝐚𝐪𝐮𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞🌺
𝐉𝐚𝐪𝐮𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞🌺
Open In TikTok:
Region: DE
Saturday 22 August 2026 11:22:04 GMT
101838
25248
69
4580

Music

Download

Comments

chxrryedits4u
Such a Queen 🪐 :
When you put all the sounds together, a seagull sound comes out. 😂😂
2026-08-24 12:57:49
0
duh._itz.a.frog_
Faery Gabriel :
Pierre laugh is the most French laugh ever
2026-08-22 15:47:20
801
xxroxyxx429
Mia Erasmus :
we definitely need more of these 🤣😭
2026-08-23 20:57:22
4
chlebek_from_poland
chlebek_from_poland⁴⁴ :
Lewis is a dry laugh or rich man laugh 😭
2026-08-22 22:19:33
149
luzes__nocturnas3
⁹³☆•Yas•☆⁷³ 🐺 :
Carlos is a seagull
2026-08-23 11:29:42
110
noemi.liszatz
🪶Naomi🪶 :
Bro I started laughing at Lando's laugh and I laughed the same way😭🙏
2026-08-23 16:25:39
32
i.like.blue13
I like dark blue :
notice how they dont show hamilton and max and alonso that's because they are goats and they dont laugh
2026-08-23 05:47:00
19
hassan.jasim25
MINION :
lando became a cocktail😂😂
2026-08-23 04:05:31
24
vetel14
I like Ferari :
2026-08-23 10:36:41
18
emmageslin4
Emma🧡 :
2026-08-22 21:08:13
9
formula1toghether
Formula :
You inspired me for a new post 😂😂
2026-08-22 13:53:45
12
elisa.lancellotti91
elisa_91 :
Ahahahhaahahhahahahaha mi sento male chi è il genio che ha fatto il video??
2026-08-23 21:49:17
1
aletoig
aasyoop࿔ :
у Лэнса даже смех богатый
2026-08-24 02:31:46
1
iamveyrox
𝗩𝗘𝗬𝗥𝗢𝗫 :
2026-08-23 19:29:23
1
To see more videos from user @j._.73, please go to the Tikwm homepage.

Other Videos

Alle 3.36 del 24 agosto 2016 Andrea Sebastiani stava dormendo. Aveva 44 anni, un turno di lavoro finito da poche ore, la moglie accanto e un cagnolino appena preso in casa. Da sedici anni viveva ad Amatrice. Lui, reatino di nascita, ci si era trasferito nel 2000 per lavoro e lì aveva costruito tutto: la casa, la famiglia, i figli, una vita intera. Infermiere dell'Ares 118 e soccorritore del Cnsas, la stazione di Rieti distaccata proprio ad Amatrice, quella notte non era in servizio. Dieci minuti dopo, lo sarebbe stato per le tredici ore più lunghe della sua vita.  «Devi scegliere lì, tra chi deve vivere o chi deve morire», dice a voce bassa dieci anni dopo, come se quella frase gli fosse rimasta incollata addosso insieme alla polvere di quella notte. Non è un modo di dire. È quello che ha dovuto fare davvero, con le mani nude, tra le macerie del paese che non gli riesce di lasciarsi alle spalle.  Quando la terra ha iniziato a tremare, Andrea ha reagito d'istinto: «Ho sentito la scossa e ho subito acceso la torcia che tenevo sul comodino». Una torcia e un telefonino tenuti sempre a portata di mano dopo il terremoto dell'Aquila. Un'abitudine che quella notte si sarebbe rivelata decisiva. Ha messo la moglie sotto al letto, si è messo accanto a lei, e ha aspettato. «Continuavo a dirle: zitta, zitta, zitta. Come se il nostro silenzio potesse impedire alla scossa di farci del male», ricorda. Fuori dalla porta il cane guaiva e cadeva per le scale, mentre tutt'intorno si sentivano crolli. La scossa «interminabile» è durata secondi che sembravano non finire mai. La casa ha retto. Quando è tornata la corrente, Andrea e la moglie si sono vestiti in fretta con i primi pantaloni trovati e sono scesi in strada. Nello stesso pianerottolo, due vicine anziane erano chiuse nei loro appartamenti, le porte bloccate dal sisma. Le ha sfondate a spallate, senza pensarci. ✒️ L'articolo completo su Leggo.it e nel link in bio #Leggo
Alle 3.36 del 24 agosto 2016 Andrea Sebastiani stava dormendo. Aveva 44 anni, un turno di lavoro finito da poche ore, la moglie accanto e un cagnolino appena preso in casa. Da sedici anni viveva ad Amatrice. Lui, reatino di nascita, ci si era trasferito nel 2000 per lavoro e lì aveva costruito tutto: la casa, la famiglia, i figli, una vita intera. Infermiere dell'Ares 118 e soccorritore del Cnsas, la stazione di Rieti distaccata proprio ad Amatrice, quella notte non era in servizio. Dieci minuti dopo, lo sarebbe stato per le tredici ore più lunghe della sua vita. «Devi scegliere lì, tra chi deve vivere o chi deve morire», dice a voce bassa dieci anni dopo, come se quella frase gli fosse rimasta incollata addosso insieme alla polvere di quella notte. Non è un modo di dire. È quello che ha dovuto fare davvero, con le mani nude, tra le macerie del paese che non gli riesce di lasciarsi alle spalle. Quando la terra ha iniziato a tremare, Andrea ha reagito d'istinto: «Ho sentito la scossa e ho subito acceso la torcia che tenevo sul comodino». Una torcia e un telefonino tenuti sempre a portata di mano dopo il terremoto dell'Aquila. Un'abitudine che quella notte si sarebbe rivelata decisiva. Ha messo la moglie sotto al letto, si è messo accanto a lei, e ha aspettato. «Continuavo a dirle: zitta, zitta, zitta. Come se il nostro silenzio potesse impedire alla scossa di farci del male», ricorda. Fuori dalla porta il cane guaiva e cadeva per le scale, mentre tutt'intorno si sentivano crolli. La scossa «interminabile» è durata secondi che sembravano non finire mai. La casa ha retto. Quando è tornata la corrente, Andrea e la moglie si sono vestiti in fretta con i primi pantaloni trovati e sono scesi in strada. Nello stesso pianerottolo, due vicine anziane erano chiuse nei loro appartamenti, le porte bloccate dal sisma. Le ha sfondate a spallate, senza pensarci. ✒️ L'articolo completo su Leggo.it e nel link in bio #Leggo

About