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Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore, e Pietro Sermonti tra i tanti protagonisti presentano all’Interrogazione del Messaggero “Un tranquillo funerale di famiglia”. “Abbiamo adattato il cult inglese Funeral Party, ma affidato alle attrici i ruoli chiave che erano degli uomini e ci concediamo battute sul peso di Fresi, che chiedeva ad Abatantuono di essere più cattivo; ma anche sul nanismo e sull’omossessualità: si può fare. E’ una commedia, mica la realtà. Più scorretto bombardare i bambini che fare battute in un film”, dicono Max e Pietro, che insieme hanno marcato una delle più irriverenti e rivoluzionarie serie della storia della tv italiana, Boris. Sermonti e Bruno hanno molte in comune sono quasi le 4850 della canzone di Daniele Silvestri: certo Boris e alcuni film, ma anche la passione per il calcio, la competenza estrema e la fede juventina. Sermonti alla premiere romana seguiva Lecce-Juve sullo smartphone. “Quel salto che hanno ritratto i fotografi era per il gol di McKenzie...” Massimiliano Bruno, allora, tira fuori l’asso nella manica o meglio nello smartphone: una figurina Panini, album 1989. “Eccolo Sermonti con i capelli e la maglia bianconera, sponsor Upim”, e la mostra alle telecamere dell’Interrogazione. “Sono stato una bella mezzala, somigliavo a Pastore, quello che giocò col Palermo. Ma ero bravo anche nel tennis: sono un agonista che sa capire. Ecco, a un certo punto ho visto gente tanto più forte di me e ho cambiato rotta”. Guarda l’Interrogazione di Alvaro Moretti sul canale YouTube Il Messaggero
Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore, e Pietro Sermonti tra i tanti protagonisti presentano all’Interrogazione del Messaggero “Un tranquillo funerale di famiglia”. “Abbiamo adattato il cult inglese Funeral Party, ma affidato alle attrici i ruoli chiave che erano degli uomini e ci concediamo battute sul peso di Fresi, che chiedeva ad Abatantuono di essere più cattivo; ma anche sul nanismo e sull’omossessualità: si può fare. E’ una commedia, mica la realtà. Più scorretto bombardare i bambini che fare battute in un film”, dicono Max e Pietro, che insieme hanno marcato una delle più irriverenti e rivoluzionarie serie della storia della tv italiana, Boris. Sermonti e Bruno hanno molte in comune sono quasi le 4850 della canzone di Daniele Silvestri: certo Boris e alcuni film, ma anche la passione per il calcio, la competenza estrema e la fede juventina. Sermonti alla premiere romana seguiva Lecce-Juve sullo smartphone. “Quel salto che hanno ritratto i fotografi era per il gol di McKenzie...” Massimiliano Bruno, allora, tira fuori l’asso nella manica o meglio nello smartphone: una figurina Panini, album 1989. “Eccolo Sermonti con i capelli e la maglia bianconera, sponsor Upim”, e la mostra alle telecamere dell’Interrogazione. “Sono stato una bella mezzala, somigliavo a Pastore, quello che giocò col Palermo. Ma ero bravo anche nel tennis: sono un agonista che sa capire. Ecco, a un certo punto ho visto gente tanto più forte di me e ho cambiato rotta”. Guarda l’Interrogazione di Alvaro Moretti sul canale YouTube Il Messaggero

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